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In arrivo la tassa sui condizionatori: anche l’aria diventa “salata” per gli italiani

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Condizionatore d'aria tassa

A breve arriverà anche la tassa sui condizionatori, d’altronde a causa del caldo di questo luglio nelle ultime settimane sono molti i consumatori che hanno installato condizionatori d’aria in casa. A denunciarlo sono le associazioni di Federconsumatori e Adusbef. In realtà questa imposta è dovuta al recepimento di alcune direttive europee la”2002/91/CE e quella del 2010/31/UE per quanto riguarda le emissioni di anidride carbonica.  La direttiva Ue prevede per i proprietari il possesso di un libretto di impianto e l’obbligo del controllo dei condizionatori ogni 4 anni. Per chi non si adegua sono previste multe salate che vanno dai 300 ai 5000 euro. Le associazioni dei consumatori per il rilascio del libretto stimano una spesa per le famiglie italiane attorno ai 180-220 euro, costo che lievita a circa 300 se in casa se ne dispone di più d’uno. Vanno distinti anche i costi diretti pagati per il condizionatore installato in casa, da quelli invece che riguardano gli studi professionali, nei ristoranti, nei negozi, che inevitabilmente scaricano il costo pagato sulla clientela. Tuttavia è necessario un distinguo: questo obbligo di possedere un libretto per il condizionatore già in vigore dal 2014 vale soltanto per gli impianti con potenza maggiore o uguale a 12 kw. Insomma se l’impianto condizionatore non supera i chilowatt stabiliti dalla normativa non bisogna pagare alcunché, quindi non è il caso di dare la stura ad allarmismi ingiustificati. L’adeguamento compete ai possessori di condizionatori installati in uffici, casa, negozi, sia per gli impianti termici domestici che commerciali e sia per quelli estivi che invernali di aria fredda o calda. La Federconsumatori e Adusbef sono già sul piede di guerra: “Ci chiediamo se, invece di tassare ulteriormente le tasche già vuote dei cittadini, non sarebbe stato opportuno stanziare incentivi per l’acquisto di condizionatori a basso impatto energetico e per la rottamazione di quelli che consumano di più.

 

In questo modo i benefici per l’ambiente sarebbero stati salvi e anche le tasche dei cittadini che non si possono permettere tali aggravi. Inoltre tale operazione avrebbe dato un buon impulso al mercato, quanto mai necessario in questo momento di crisi”.

 

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