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“L’Aids è di moda”: polemica sullo slogan della Campagna Convivio

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Donatella Versace
Crediti Courtesy of Versace

La campagna pubblicitaria di Convivio Milano, la mostra mercato biennale benefica che raccoglie fondi per la lotta all’Aids, la cui prossima edizione si terrà a Fieramilanocity dall’8 al 12 giugno, quest’anno ha utilizzato come slogan “L’Aids è di moda”. Nella locandina dell’evento abbiamo la direttrice di Vogue Italia Franca Sozzani e la stilista Donatella Versace. La stilista Donatella Versace ha preso subito le distanze: “Agghiacciante, tengo a far sapere di non aver mai dato l’approvazione a questa campagna”. Tuttavia Convivio rilancia ponendo l’attenzione sugli ultimi dati riguardanti i casi di Hiv: “L’Aids è di moda, purtroppo, con 4mila nuovi casi ogni anno e circa 120mila persone sieropositive, sei d’accordo?”. Franca Sozzani direttrice di Vogue Italia ha confermato che l’immagine di Donatella Versace verrà ritirata: “C’è stata un’incomprensione nella comunicazione prima del lancio della campagna. Donatella sostiene Convivio e la lotta all’Aids, ma questo non era il suo messaggio”. Franca Sozzani invece ha ribadito: “È giusto suscitare interesse perché dieci malati al giorno in Italia non sono pochi”. Tuttavia non manca chi è favore della campagna. E il caso di Andrea Gori, direttore dell’Unità operativa di malattie infettive dell’ospedale San Gerardo di Monza, università degli Studi di Milano-Bicocca e membro del direttivo di Anlaids Lombardia, che così si è espresso: “L’Aids è di moda. Lo è davvero, nel senso che non è qualcosa che appartiene al passato, bensì qualcosa di attuale, presente e irrisolto. L’Hiv-Aids c’è, è fra noi ed è un problema che da medici ci preoccupa moltissimo in quanto oggi fra i giovani eterosessuali dilaga la più completa ignoranza in materia, a causa comportamenti sessuali molto promiscui, legati più all’atto che all’affettività. Temiamo un ritorno dell’epidemia degli anni ’80, ma questa volta nella comunità etero, con effetti ancora più pesanti”. Insomma oggi, specialmente i giovani tendono a sottovalutare il pericolo del contagio perchè l’Aids grazie alle terapie disponibili da malattia mortale è diventata cronica.

 

Tuttavia sarebbe il caso di diffondere adeguate campagne informative che forniscano ai più giovani e non solo, tutte le informazioni su quella che negli anni 90′ esagerando per il verso oposto, veniva definita la peste del 2000.

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