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Le ultime frontiere della scienza: tetraplegico recupera uso della mano

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Tetraplegia
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Tetraplegia

Ian Burkhart è un ragazzo di 24 anni che è rimasto paralizzato a seguito di un incidente quando ne aveva 19. Cinque anni fa mentre andava a fare surf ha battuto il capo sulla sabbia di un fondale. Le conseguenze sono state terribili: si è spezzato il collo perdendo la possibilità di muovere gli arti, le braccia e le gambe. Burkhart è stato seguito da una equipe di ricercatori: Ali Rezai, della Ohio State University, da Chad Bouton, dell’Istituto Feinstein per la ricerca medica, e da Nick Annetta, del Battelle Memorial Institute. Il ragazzo per la prima volta dopo l’incidente è riuscito a muovere per la prima volta la mano destra. Per farlo è stato necessario impiantargli un microchip nel cervello che invia dei segnali che vengono decifrati da un computer e quindi tradotti in impulsi che permettono il movimento dei muscoli della mano, del polso e delle dita. Il 24enne deve pensare il movimento della sua mano perché poi il computer possa “leggerne” il pensiero e quindi tradurlo in impulsi da trasmettere all’arto. I segnali decifrati dal pc si trasformano e traducono in veri e propri movimenti per il paziente. La ricerca è ancora ai suoi inizi, tuttavia i ricercatori sperano che un giorno questo metodo possa aiutare le persone paralizzate a compiere gesti comuni nella vita quotidiana, quali nutrirsi e vestirsi. D’altronde dopo due anni di sperimentazione grazie a questo chip, Ian Burkhart è riuscito a mescolare lo zucchero nel caffè ed anche ad afferrare una bottiglia e a versarne il contenuto in un bicchiere. Il ragazzo in ogni caso è entusiasta dei risultati ottenuti. “Vorrei davvero poter portare il sistema a casa con me. Non potere camminare non mi importa molto perché si possono già fare molte cose su una sedia a rotelle, ma se potessi usare le mie mani sarei molto più indipendente rispetto a quanto sono adesso.

 

Ma anche se non sarà mai qualcosa che posso portarmi a casa, sono felice di poter prendere parte a questa ricerca. Mi sono divertito un sacco. E so anche di avere fatto qualcosa per aiutare altre persone“.

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