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Fecondazione eterologa, caos tutto italiano: le coppie cercano donatori su internet

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Fecondazione eterologa

Per quanto riguarda la fecondazione eterologa nel nostro paese grazie alla sentenza di due anni fa della corte costituzionale, è stata sancita l’illeggittimità del divieto della procreazione medicalmente assistita. In pratica con questa sentenza della Consulta viene rimosso il divieto di ricorrere a gameti esterni alla coppia. Tuttavia nei fatti poco è cambiato per le coppie. In pratica è possibile rivolgersi a soli tre ospedali in queste regioni: Emilia Romagna, Toscana e Friuli Venezia Giulia. Dato che l’accesso alla procreazione medicalmente assistita prevista dalla legge 40 del 2004 è molto difficile, le coppie si rivolgono a strutture private pagando anche tremila-cinquemila euro per un trattamento, oppure c’è chi prova ad andare all’estero in una sorta di viaggio della speranza, ed ancora c’è chi utilizza internet. In rete pullulano siti e forum relativi a banche del seme on-line. D’altronde vi è anche da sottolineare che, nonostante le rassicurazioni che fece il ministro della Salute Beatrice Lorenzin all’epoca (nel 2014) la fecondazione eterologa non rientra nei Lea, ovvero nei livelli essenziali di assistenza che devono essere forniti ai cittadini. Per l’applicazione delle tecniche eterologhe le Regioni hanno approvato il Documento sulle problematiche relative alla fecondazione eterologa a seguito della sentenza della Corte costituzionale nr. 162/2014 del 4 settembre 2014. Tuttavia Basilicata, Campania, Calabria e Sardegna non hanno recepito il documento. D’altronde oltre agli ostacoli di natura burocratica, come sottolinea Luca Gianaroli, direttore scientifico di Sismer, la Società Italiana Studi di Medicina della riproduzione, nel nostro paese non vi è una cultura della donazione e neanche vi è un rimborso spese per chi dona come invece avviene in Spagna, dove è previsto un rimborso di 30 euro per gli uomini e 800 per le donne.

 

Insomma il diritto alla fecondazione eterologa esiste, ma chi non dispone dei mezzi e delle risorse per accedervi, si vede costantemente negata la possibilità di diventare genitore.

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