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Legge di stabilità e giochi, che fine fanno le slot machine?

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Slot machine, giochi e scommesse: un esercizio su tre è irregolare
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Slot machine, giochi e scommesse: un esercizio su tre è irregolare

La legge di stabilità introduce delle importanti novità in materia di giochi d’azzardo. Sulla base dei documenti ufficiali che sono stati presentati nel corso della conferenza Stato Regioni in tema di gioco d’azzardo, si prevede che l’offerta da gioco sarà eliminata dagli esercizi commerciali, quali ristoranti, alberghi, stabilimenti balneari ed invece verrà solo ridotta, ma non abolita del tutto, la presenza delle slot in bar e tabaccherie. D’altronde il gioco rappresenta un’ottima fonte di entrate per il governo che quindi difficilmente vi rinuncerà completamente. La strategia attuata dal governo centrale in effetti rischia di avere conseguenze negative sui poteri locali. Già in passato diversi comuni e province hanno sottolineato quanto fosse inutile e fuorviante l’applicazione dei provvedimenti soltanto in alcune aree.

In effetti rispetto a quanto fatto registrare negli scorsi anni, in alcune regioni si sta assistendo a una regressione per quanto riguarda la prevenzione di uno dei fenomeni connesi al gioco d’azzardo, ovvero alla ludopatia. Basti solo pensare all’’Emilia-Romagna e all’Umbria, che nelle rispettive leggi di stabilità regionali hanno rinunciato a provvedimenti contro la ludopatia.

La legge di stabilità in ogni caso va a regolamentare anche i casino on line, che tra i 2015 e il 2016 hanno conosciuto un significativo incremento, offrendo una grande varietà di giochi, soprattutto slot machine online. Questo grazie ad esempio ai PC, tablet e agli smartphone che permettono ai giocatori di poter scommettere in ogni momento della giornata con un semplice clic.

D’altronde stando alle ultime statistiche, il gioco on line non coinvolge solo i giovanissimi, come si sarebbe portati a ritenere, ma uomini di tutte le età. Negli ultimi anni si è assistito anche a un aumento da parte delle donne. Insomma potrebbe ben dirsi che l’Italia è un paese di santi, poeti navigatori e di giocatori online.

La legge di stabilità 2017 mira anche a contenere il fenomeno della ludopatia. Tenendo conto dei dati pubblicati da Gaming Report, sono circa 20 milioni gli italiani che hanno giocato d’azzardo almeno una volta nella vita. Di questi, 800mila hanno un problema chiamato ludopatia, ovvero soffrono di una dipendenza patologica dal gioco. Solo nel 2016 il gioco ha prodotto sui 90 miliardi di euro.

Di base l’intenzione da parte del governo è di ridurre questi casi di ludopatia, ma di fatto col gioco on line i giocatori possono sempre trovare siti dove giocare, l’importante è che il gioco avvenga in maniera responsabile e che si tratti di siti legali. Per controllarne la legalità bisogna andare a verificare che siano registrati all’AAMS.

Ludopatia: cos’è

Per ludopatia (o gioco d’azzardo patologico) si intende l’incapacità da parte dell’individuo, che è mosso da un impulso irresistibile, di resistere a giocare d’azzardo o fare scommesse, nonostante sia perfettamente consapevole che questo possa comportare gravi conseguenze.

Va sottolineato infatti che chi si dedica al gioco d’azzardo e alle scommesse, ed è affetto da ludopatia, lo fa a detrimento dello studio o del lavoro e finanche degli affetti familiari, e che per procurarsi i soldi da giocare alle macchinette potrebbe anche arrivare a commettere furti o frodi. Questa patologia in effetti presenta alcuni tratti in comune col disturbo ossessivo compulsivo, tuttavia si caratterizza per essere un’entità a sé.

La ludopatia può quindi portare alla rovina o al deterioramento dei rapporti sociali perché il soggetto ludopatico inserisce il gioco quale sua priorità  e ciò può portare a rovesci finanziari, oltre che alla compromissione dei rapporti e al divorzio, alla perdita del lavoro, allo sviluppo di dipendenza da droghe o da alcol e finanche al suicidio nei casi più gravi. Le cause di questo disturbo potrebbero ritenersi multifattoriali, derivando da un insieme di fattori genetici e ambientali. Tra i maschi in genere il disturbo si manifesta negli anni dell’adolescenza, mentre nelle donne inizia all’età di 20-40 anni.

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