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Immunoterapia: trattamento sempre più diffuso contro il cancro

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Cancro

L’immunoterapia è un trattamento sempre più diffuso nella cura dei tumori. In particolare al 53° congresso annuale dell’ASCO-American Society of Clinical Oncology, che si svolge dal 2 al 6 gugno, verranno presentati i risultati di sicurezza dello studio NIBIT-Meso-1, frutto di una ricerca tutta italiana  condotta a Siena presso l’UOC Immunoterapia Oncologica e il Centro di Immunoncologia, insieme alla Fondazione NIBIT – Network Italiano per la Bioterapia dei Tumori. In particolare lo studio riguarda il trattamento del mesotelioma malignio, tumore con prognosi sfavorevole, attraverso una combinazione di farmaci immunoterapici. Lo studio è stato condotto su pazienti affetti da mesotelioma pleurico o peritoneale, alla diagnosi o dopo fallimento di una prima linea di chemioterapia. Il trattamento prevede l’azione di due anticorpi imunomodulanti, che vanno ad attivare le cellule del sistema immunitario per renderle maggiormente reattive nei confronti del tumore. In particolare i due anticorpi agiscono in maniera diversa: il primo anticorpo, tremelimumab, è diretto contro CTLA-4, agisce nelle fasi iniziali dell’attivazione della risposta immunitaria, il secondo, durvalumab, invece è ha come bersaglio PD-L1 e interviene in una fase più tardiva. IL centro senese di immunooncologolia insiene alla fonsazione NIBIT da anni sperimenta nuove combinazioni di immunoterapia al fine di ottenere risultati sempe migliori. In questo senso così si è espresso il dottore Michele Maio, che è  anche presidente della Fondazione Nibit: ” L’immunologia è un nuovo pilastro nel trattamento del cancro, lo dimostra anche la quantità di studi su agenti immunoterapici presentati all’ASCO dove oltre il 70% degli abstract ha come tema l’immunoncologia, contro il 2% di appena 10 anni fa”. Riguardo invece ai prossimi obiettivi: “La sfida per il futuro è rendere sempre più efficace l’interazione tra il tumore e il sistema immunitario del paziente:

 

se riusciamo a facilitare questa interazione, modificando da un lato il tumore ed il suo microambiente e potenziando, dall’altro, il sistema immunitario, siamo sicuramente sulla strada migliore per ottenere dei risultati più importanti e per far sì che anche i pazienti che oggi non rispondono all’immunoterapia possano trarne beneficio”.

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