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Blue Whale, indagata una ragazza di Milano: cos’è questo macabro gioco online?

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Internet

Una 20enne milanese dovrà rispondere di istigazione al suicidio. Stando a quanto è emerso dalle indagini, la giovane avrebbe convinto una ragazzina di 12 anni ad infliggersi dei tagli e a pubblicare le foto su Instagram. Le indagini condotte dalla polizia postale mirano a scoprire se casi di questo tipo e altri analoghi possano essere messi in relazione col fenomeno Blue Whale, un macabro gioco online in cui in un crescendo di autolesionismo i ragazzini devono superare 50 prove fino ad arrivare al suicidio. La ragazza di Milano, sempre stando a quanto è emerso dalle indagini, guiderebbe i ragazzi in questo percorso auto-lesionistico prova dopo prova. Nel caso specifico avrebbe impartito degli ordini alla dodicenne, costringendola a compiere azioni autolesive. Intanto i pm che sono alle prese con moltissime denunce, stanno svolgendo un lavoro certosino per escludere quelle che derivano da questo effetto della psicosi da Blue Whale. Ma cos’è questo fenomeno Balena Blu? E’ un gioco crudele che consiste nello svolgimento di alcune prove auto-distruttive, che comprendono la pratica di atti auto-lesivi e può culminare perfino nel suicidio della vittima. Tutti i vari atti del gioco, se così vogliamo definirlo, che coinvolge ragazzini dagli 11 ai 15 anni, vengono ripresi e poi condivisi online sui social. Si tratta quindi di una manipolazione psicologica che ha facile presa sui giovanissimi, che a quell’età vogliono mettersi in gioco con i coetanei per dimostrare di essere pronti per approdare nell’età adulta. La sfida di per sè è un aspetto positivo perché aiuta il ragazzo a crescere, ma certo non lo è nel caso del Blue Whale perché non si tratta di misurarsi con traguardi che fanno crescere. Ad esempio l’obbligo di svegliarsi ogni mattina alle 4:20 va ad alterare il ritmo sonno-veglia. Se l’adolescente accetta il gioco, nella fase successiva si passa alle mutilazioni.

 

Insomma i ragazzi che aderiscono a queste sfide malate, esprimono un disagio psicologico latente, di cui magari prima i genitori non si erano accorti.

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