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Parkinson, passi avanti nella ricerca: scoperte molecole che avvelenano il sistema nervoso

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Cervello parkinson

Un team di riceca internazionale del quale fa parte il gruppo fiorentino di Fabrizio Chiti, docente di Biochimica, ha scoperto che alla base del morbo di Parkinson vi sarebbero dei piccoli aggrgati proteici. Grazie all’analisi strutturale condotta dai ricercatori e ai test di tossicità si è scoperta l’azione sabotarice di questi aggregati proteici ai danni del sistema nervoso. Secondo quanto si può leggere sul  periodico digitale dell’Università di Firenze “Unifimagazine”, i ricecatori hanno isolato e stabilizzato due forme di molecole, chiamate oligomeri di a-sinucleina, una tossica e l’altra innocua, quindi utilizzando sofisticate tecniche di risonanza magnetica in soluzione e allo stato solido, oltre ad altri metodi di indagine biofisica ne hanno messo in evidenza la struttura e le modalità di interazione con le membrane biologiche. La comprensione dell’aspetto strutturale è stata fondamentale per chiarire in che modo gli oligomeri operano attaccando le cellule nervose causandone il danno. In particolare così ha spiegato Fabrizio Chiti riguardo ai risultati di questa ricerca pubblicata in un articolo sulla rivista Science: “I risultati emersi da questo lavoro  hanno non solo un valore legato all’avanzamento delle conoscenze dei meccanismi della malattia di Parkinson, ma offrono anche la base molecolare per un possibile intervento terapeutico”. Ma cos’è il morbo di Parkinson? Il morbo di Parkinson è malattia degenerativa del sistema nervoso centrale che ha carattere cronico dato che al momento non esiste una terapia che possa guarire da questa patologia. Il farmaco in grado di rallentare la progressione del morbo di Parkinson è la levodopa che rimane quello più efficace, usato dal 98% dei pazienti. Viene somministrato per via orale o infusionale. Attualmente in Italia vi sono 250mila persone colpite da questa malattia neurodegenerativa. Si stima che le persone colpite dal Parkinson tenderanno a raddoppiare nei prosimi anni considerando che si verificano ogni anno circa 6000 nuovi casi. In questi anni la ricerca ha compiuto dei passi in avanti soprattutto per quanto riguarda la diagnosi precoce. In questo senso stando a uno studio condotto dall’Università La Sapienza di Roma per diagnosticare la malattia di Parkinson presto sarà sufficiente prelevare un campione di saliva. La ricerca che è stata guidata dal neurologo Alfredo Berardelli ha evidenziato che nei pazienti malati di Parkindon diminuisce l’alfa-sinucleina, una proteina che si trova nel sistema nervoso oltre che in altri organi. Questa proteina svolge un ruolo molto importante in quanto facilita il rilascio dei neurotrasmettitori per il sistema nervoso. In tal senso aiuta la trasmissione della dopamina, che risulta carente in chi è malato di Parkinson. Attualmente le concentrazioni di tale proteina si rilevano tramite puntura lombare, che è una procedura invasiva, dolorosa e scarsamente ripetibile per il paziente. Ed ancora nel novembre del 2015 L’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa si è aggiudicato il premio iNEMO design challenge”, indetto da STMicroelectronics, azienda leader a livello mondiale per la produzione di componenti elettronici a semiconduttore. I ricercatori hanno messo a punto un braccialetto, ovvero un complesso sistema di sensori composto ad anelli inerziali, che è in grado di misurare con la massima accortezza possibile il movimento e la posizione della mano e delle dita. In tal modo il braccialetto consente di individuare il deterioramento delle capacità motorie allo stadio iniziale in una fase ancora subclinica che sfugge all’osservazione del medico, consentendo quindi una diagnosi precoce della malattia. L’apparecchiatura può essere utilizzata dai pazienti anche da casa. Ed ancora una metodica tutta italiana riguarda invece il Casco Trancranico ideato dal neurologo Ubaldo Bonuccelli, professore di neurologia all’università di Pisa, che promette di contrastare due malattie neurodegenerative molto gravi: l’Alzheimer e il Parkinson. Il casco andrebbe a integrare la terapia farmacologica per ottenere migliori risultati nel ritardare la progressione di queste due patologie neurodegenerative.Tuttavia recentemente ricerca sul morbo di Parkinson condotta dall’istituto svedese Karolinska, le cellule sane potrebero essere riprogrammate per supplire alle cellule malate. Il nuovo trattamento al momento è stato sperimentato sui topi. I ricercatori puntano direttamente a riprogrammare le cellule nervose facendo in modo che diventino neuroni produtori di dopamina.

 

I ricercatori nello specifico hanno individuato dei geni che consentono ai neuroni di produrre la dopamina: in particolare ne hanno individuati quattro e li hanno introdotti nelle cellule spingendole a trasformarsi in neuroni che producono dopamina. Prima di passare alla sperimentazione clinica tuttavia ci vorrà ancora del tempo.

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