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Contraccezione e gravidanze indesiderate: giovani disinformate

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contraccezione petizone change.org
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contraccezione petizone change.org

Può sembrare del tutto paradossale eppure è proprio così: nonostante oggi le giovane donne possono ricorrere a molteplici mezzi di informazione, ne sanno ancora poco in tema di contraccezione, versando in una condizione simile a quella delle loro mamme quando avevano la loro età. C’è indubbiamente un dato di partenza su cui è opportuno riflettere: ogni anno quasi la metà delle gravidanze in tutto il mondo non risultano programmate. In particolare da una ricerca internazionale che è stata condotta dalla Bayer in 9 paesi europei, tra cui l’Italia, che ha preso in considerazione un totale di 9mila donne di età compresa tra i 21 e i 65 anni d’età, emerge come le millenial, ovvero le ragazze dai 21 ai 29 anni d’età, si approcciano alla prevenzione in ambito sessuale in modo molto simile alle loro madri, le baby boomer, ovvero le donne dai 50 ai 65 anni d’età. Il 51 per cento delle baby boomer riteneva di non avere le informazioni necessarie per intraprendere una scelta matura e consapevole e lo stesso problema viene riferito dal 35 per cento delle millennial, nonostante queste ultime abbiano la possibilità di accedere a più informazioni rispetto al passato. In particolare quindi emerge ancora grande  confusione soprattutto sui metodi contraccettivi, basti solo considerare che il coito interrotto viene ritenuto il terzo metodo contraccettivo più popolare, dopo il preservativo e la pillola. Scarsa la conoscenza poi sul funzionamento dei contraccettivi ad azione prolungata (Lac). E ancira: il 70% circa di quelle che utilizza o non utilizza i Lac afferma di non averne compreso il funzionamento, mentre il 50% delle baby boomer ha dichiarato di conoscere bene come funziona la spirale al rame. Alta invece la conoscenza invece sulla pillola contraccettiva. Recentemente un comitato di ginecologi italiani ha lanciato una petizione su Change.org che ha già raccolto più di 30mila firme. Lo scopo è di rendere gratuiti i dispositivi disponibili non solo per evitare gravidanze indesiderate ma anche per proteggersi contro le malattie sessualmente trasmissibili.

 

D’altronde soprattutto per i più giovani l’acquisto di questi strumenti quali preservativi, pillole anticoncezionali, anelli vaginali e spirali nel lungo termine può rivelarsi gravoso, per cui il rischio è che non si proteggano a sufficienza.

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