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Mal di schiena, un problema moderno sempre più diffuso: ecco perché

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Colonna Vertebrale

Il mal di schiena è un problema di cui soffrono sempre più persone. Ciò si deve soprattutto alla vita sedentaria in quanto restare seduti per molte ore, sia per esigenze lavorative ad esempio davanti al monitor del pc o semplicemente quando guardiamo un film, ci fa assumere una posizione innaturale che a lungo andare può comportare dei problemi muscolo-scheletrici alla schiena e dolori al collo. In particolare stando a una ricerca condotta dalla British Chiropractic Association, ben il 70% dei cittadini britannici avrebbe manifestato tali disturbi prima del compimento dei trent’anni. Ed in effetti le cause vanno ricercate non soltanto nel lavoro d’ufficio che ci costringe a stare seduti per molte ore, ma anche l’utilizzo sempre più frequente e continuo di smartphone e tablet può contribuire al problema. Ciò avviene perché secondo gli esperti i nostri corpi sono progettati per muoversi per cui restare per un lungo tempo seduti spesso in posizioni non confortevoli ci fa assumere una postura poco corretta, che a lungo andare può darci dei problemi. Rimanendo sempre in tema di mal di schiena stando a una ricerca condotta da un team di scienziati canadesi, irlandesi e scozzesi, in alcuni casi questo problema, in particolare quando è causato da ernia del disco, potrebbe derivare da una questione evolutiva: in pratica le vertebre della colonna spinale di alcune persone non si sarebbero evolute sufficientemente per poter camminare in posizione eretta. Alcuni essere umani in pratica presenterebbero delle vertebre ancora molto simili agli scimpanzè e pertanto avrebbero più difficoltà a camminare in posizione eretta. I ricercatori hanno preso in esame 141 vertebre umane, 56 vertebre di scimpanzé e 27 vertebre di orango-tango.

 

Dalla ricerca è emeso che le vertebre umane che presentavano i cosiddetti nodi di Schmorl, ovvvero delle protuberanze del disco intervertebrale all’origine del mal di schiena, avevano una forma molto più simile a quelle di uno scimpanzé che ad un essere umano. Lo studio è stato pubblicato su BMC Evolutionary Biology.

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