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Scienziati scoprono per caso enzima mangia plastica

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Plastica Oceano
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Plastica Oceano

Un gruppo di ricercatori dell’università di Portsmouth e del National Renewable Energy Laboratory del Colorado è riuscito a mettere a punto un enzima mutante capace di mangiare la plastica. Si può dire che questa scoperta sia in un certo senso figlia del caso. I ricercatori infatti stavano analizzando la composizione molecolare di un enzima che digerisse la Pet (Polietilene tereftalato – una resina termoplastica adatta al contatto alimentare) che hanno inavvertitamente modificato. Si sono quindi accorti che questa versione modificata della proteina risultava molto più efficiente rispetto a quella esistente in natura. La ricerca ha preso avvio dalla scoperta nel 2016 di un batterio che si era evoluto naturalmente per mangiare la plastica in una discarica di rifiuti in Giappone. L’enzima mutante scoperto dai riecrcatori impiega pochi giorni per smaltire la plastica a differenza dei secoli che ci impiegano gli oceani. Così hanno spiegato i ricercatori: “Quello che speriamo di fare è usare questo enzima per scomporre la plastica nei suoi componenti originali, così da poterla letteralmente riutilizzare”. Ed ancora: “Significa che non avremo più bisogno di recuperare altro petrolio e, fondamentalmente, dovrebbe ridurre la quantità di plastica nell’ambiente”. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Proceedings della National Academy of Sciences. Rimanendo in tema di plastica la ricercatrice italiana in biologia molecolare nonché apicoltrice, Federica Bertocchini, affiliata al Cnr spagnolo e oggi all’Istituto di biomedicina di Cantabria, a Santander ha fatto una importante scoperta. I ricercatori hanno condotto un esperimento: circa 100 larve sono state poste accanto a una busta di plastica, dopo circa 40 minuti sono comparsi i primi bruchi. Ebbene nel giro di 14 ore il 13% della plastica risultava divorata dal vorace animaletto.

 

I ricercatori hanno osservato che se alla base di questo processo ci fosse un unico enzima allora “la sua riproduzione su larga scala utilizzando le biotecnologie sarebbe possibile”. In particolare ciò si rivelerebbe utile: “per liberare acque e suoli dalla grandissima quantità di buste di plastica finora accumulata”.

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