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Sclerosi multipla: potrebbe essere causata da una tossina prodotta dalle pecore

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Sclerosi Multipla

Stando a ua ricerca condotta dai ricercatori dell’Università di Exeter (UK), la sclerosi multipla potrebbe derivare dall’esposizione a una specifica tossina che si trova nelle pecore. In particolare i ricercatori hanno preso in esame 250 persone, di cui metà con sclerosi multipla e l’altra metà sana. I risultati dell’analisi hanno evidenziato che quasi il 43% dei pazienti con SM risultavano portatori della tossina Epsilon, mentre solo il 16% dei partecipanti che non avevano questa malattia degenrativa avevano sviluppato degli anticorpi per questa tossina. Nello specifico questa tossina che si chiama Epsilon viene prodotta nell’intestino degli ovini dal batterio Clostridium perfringens. Pertanto chi ha questa malattia e ha sviluppato degli anticorpi contro questi batteri potrebbe essere stato infettato dal contatto diretto con questi animali. Tuttavia uno degli autori di questa ricerca precisa che: “La nostra ricerca suggerisce che esiste un legame tra la tossina Epsilon e la SMLe cause della SM non sono ancora completamente comprese e, anche se è possibile che questa tossina vi giochi un ruolo, è troppo presto per dirlo con certezza”. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Multiple Sclerosis Journal. Rimanendo in terma di sclerosi multipla, recentemente un team di ricercatori dell’università di Verona è riuscito a individuare le molecole “maligne” che indicano lo stadio più grave di questa patologia. Nello specifico i ricercatori hanno individuato la presenza di specifiche molecole infiammatorie che quando sono presenti in concentrazione elevata nel liquidio cerebro-spinale indicano una forma aggressiva di sm. In questo senso così ha spiegato Massimiliano Calabrese, docente di neurologia del dipartimento di neuroscienze, biomedicina e movimento dell’Università di Verona: “Il nostro gruppo di ricerca ha messo a punto una nuova metodica in grado di determinare in sole 24 ore il profilo liquorale delle forme ‘maligne’ della malattia, quelle cioè con una maggiore componente neurodegenerativa. In questo modo possiamo stabilire, già al momento della diagnosi, quindi in una fase molto precoce, se il paziente andrà incontro a un elevato rischio di progressione della malattia e, di conseguenza, individuare la terapia migliore per intervenire efficacemente.

 

Questo nuovo sistema ci consentirà di evitare terapie aggressive non necessarie e quindi inutili rischi per il paziente, ma anche un conseguente notevole risparmio per il sistema sanitario nazionale”.

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