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Boracay, quando il turismo inquina: l’isola filippina chiude per 6 mesi

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Boracay turismo inquinamento

L’isola di Boracay, la princiale meta turistica delle Filippine verrà chiusa per 6 mesi. A deciderlo è Rodrigo Duterte, il presidente delle Filippine. Si tratta di un provvedimento necessario in quanto l’isola di Boracay famosa per le sue spiagge è stata ridotta a una fogna a cielo aperto. In particolare è una delle 7mila isole delle Filippine, situata a sud della capitale Manila. D’altronde basta dare uno sguardo ai numeri per rendersi conto di come l’afflusso turistico mal gestito è diventato del tutto ingovernabile: l’isola di soli 10 chilometri quadrati lo scorso anno è stata meta di due milioni di turisti provenienti soprattutto dalla Cina e dalla Corea del Sud. Trent’anni fa si stimavano invece appena 18mila presenze. Inoltre la maggior parte degli edifici e dei bungalow non ha sistema fognario per cui le acque reflue finiscono direttamente in mare. Al posto di preservare l’ambiente si è preferito puntare sul profitto, scelta che a lungo termine non paga.

 

Insomma si spera che quanto accaduto a Boracay possa far comprendere che un turismo di massa privo di regole non può che finire per disincentivarlo con pesanti ripercussioni anche sull’economia locale che trova proprio nei flussi turistici la sua principale fonte di sostentamento.

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