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Peste: un incubo ricorrente nella storia dell’uomo

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Peste

La peste nell’uomo moderno evoca il ricordo delle pestilenze dei secoli passati, in particolare quella del 1348, di cui abbiamo moltissime testimonianze che ci derivano dalla cronache dell’epoca e anche dalle opere letterarie, basti solo pensare al Decamerone di Boccaccio. Tuttavia contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la peste risulta diffusa ancora in molte parti del mondo. L’agente che la causa è il batterio Yersinia pestis che si trova nelle pulci parassite dei roditori, in alcune specie di scoiattoli e nei cani della prateria. Nel caso in cui una epidemia porti alla morte dei ratti, le pulci vanno alla ricerca di nuovi ospiti, tra cui possono rientrare anche gli esseri umani.

Peste: tre forme diverse

Questa malattia infettiva si può manifestare in tre forme differenti, che a volte possono risultare anche compresenti: peste polmonare, peste bubbonica e peste setticemica. In caso di peste polmonare il batterio infetta i polmoni. Il contagio avviene o attraverso l’aria o gli aerosol delle persone infette. Può essere conseguenza anche di altre forme se non vengono curate prontamente. La peste bubbonica è la forma più comune che si manifesta o con la puntura delle pulci infette o per effetto del contatto diretto tra il materiale infetto e le lesioni sulla pelle. In questa forma la manifestazione più caratteristica è la formazione di bubboni che determinano l’ingrossamento delle ghiandole linfatiche. I sintomi generalmente si manifestano con febbre, brividi, mal di testa, e debolezza. In questo caso però la peste non si trasmette da persona a persona. La peste setticemica è causata invece dalla moltiplicazione del batterio nel sangue. Può risultare quale complicazione delle due forme precedenti. Non si trasmette da persona a persona, e non si manifesta con la comparsa dei bubboni. Questi i sintomi: febbre, dolori all’addome, sanguinamenti a carico della pelle, shock e prostrazione fisica. Non esiste un vaccino contro la peste, pertanto per evitare il rischio che il paziente possa morire è necessario intervenire entro le prime 24 ore dalla manifestazione dei sintomi con un opportuno trattamento antibiotico. I farmaci più utilizzati risultano la streptomicina, le tetracicline e la gentamicina. Stando alle raccomandazioni da parte dei Cdc americani, il trattamento antibiotico va effettuato per 7 giorni anche per le persone che possono entrare in contatto col malato, al fine di prevenire l’insorgenza dell’infezione.

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