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Dolore cronico: si può diminuire col digiuno

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Dolore cronico caso famiglia Marsili

Uno studio condotto dal Dipartimento di Farmacologia presso l’Università degli studi della Campania “Luigi Vanvitelli” pubblicato sulla rivista Faseb, ha dimostrato che il digiuno o comunque osservare una dieta ipocalorica potrebbe risultare utile nel contrastare il dolore cronico causato dalle nevralgie. La diminuzione dell’apporto calorico sembrerebbe migliorare l’efficacia dei farmaci che darebbero maggiori risultati nell’eliminare o comunque ridurre il dolore. Il digiuno in particolare sarebbe utile nei confronti del dolore cronico grazie al recettore Hcar2 che nei topi transgenici si è rivelato efficace nel diminuire la soglia del dolore prodotto dalle nevralgie. In questo senso il dottor Livio Luongo, uno degli autori dellla ricerca, così ha spiegato: Abbiamo avuto conferma che questo recettore HCAR2, è stimolato dal beta-idrossi-butirrato (BHB) un chetone che viene prodotto in maggiori quantità dal digiuno prolungato o da una dieta a bassissimo contenuto di zuccheri. In questo caso il dolore diventa minore, ma anche molto trattabile con farmaci”. Nei topi per ottenere risultati bastano due giorni, che nell’uomo corrispondono a quattro o cinque giorni. Tuttavia non va tralasciato che i risultati di questa ricerca sono stati ottenuti sul modello animale, pertanto bisognerà avviare degli studi clinici per dimostrare che ii digiuno sia altrettanto efficace sull’uomo. Stando ai risultati di una indagine denominata “Pain in Italy”, voluta dal Movimento Consumatori, in collaborazione con il Centro Studi Mundipharma e presentata in conferenza a Milano, la metà degli abitanti del nostro bel Paese soffre di un dolore cronico legato a patologie di natura atrosica. Lo studio, inoltre, focalizza l’attenzione sul fatto che nonostante il 90% dei pazienti sia colpito da una sofferenza di intensità moderata-severa, 1 su 3 non riceve alcun trattamento.

 

Chi invece seguirebbe una adeguata cura antalgica, il più delle volte, la stessa si presenta non appropriata poiché caratterizzata da un uso eccessivo di farmaci antinfiammatori con il rischio di creare eventi avversi a carico di stomaco e cuore.

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