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Alzheimer, si sperimenta un vaccino: i risultati ottenuti

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Un vaccino contro l’Alzheimer è stato sperimentato dai ricercatori della University of Texas (Ut) Soutwestern Medical Center. Lo studio è stato pubblicato su  Alzheimer’s Research & Therapy.

Alzheimer: i risultati della sperimentazione

il vaccino che al momento è stato sperimentato sul modello murino, in due gruppi di 15 e 24 cavie, si è rivelato in grado di ridurre la produzione della proteina beta-amiloide fino al 40% e una diminuzione dal 25 al 50% della proteina tau. In precedenza era già stato sperimentato dal primo autore Rosenberg con risultati incoraggianti su scimmie e conigli. L’efficacia è stata confermata anche dallo studio attuale. Il vaccino in particolare ha stimolato la produzione di anticorpi che hanno inibito l’accumulo della proteina beta amiloide e di conseguenza anche della tau.

Inoltre il vaccino è stato iniettato nelle cellule della pelle e non tramite iniezione intramuscolare, come avveniva in passato. Il dottor Rosenberg ha spiegato che: “Questo studio è il culmine di un decennio di ricerca che ha ripetutamente dimostrato che questo vaccino può colpire in modo efficace e sicuro nei modelli animali ciò che pensiamo possa causare la malattia di Alzheimer. Credo che ci stiamo avvicinando a testare questa terapia nelle persone“. Non è la prima volta che viene tentata la strada del vaccino per la cura dell’Alzheimer. In particolare nel 2016 i ricercatori dll’Institute of Molecular Medicine e dell’University of California hanno messo a punto un vaccino, che almeno nelle intenzioni, nel giro di due o tre anni, avrebbe dovuto essere in grado di contrastare efficacemente il morbo di Alzheimer impedendogli di svilupparsi. Il vaccino ha come bersaglio le placche beta-amiloidi che accumulandosi nel cervello sono all’origine della malattia. Il vaccino che verrà iniettato ai pazienti sotto forma di siero consente al sistema immunitario di rilasciare anticorpi in grado di “pulire” il cervello dalle proteine beta-amiloidi. Tuttavia dovrà essere somministrato nelle fasi inziali della patologia neurodegenerativa altrimenti si corre il rischio che possa risultare inefficace. Oltre a ciò i ricercatori stanno studiando anche nuovi metodi diagnostici che permettano di individuare questa patologia prima del suo insorgere, in modo che chi è predisposto possa seguire strategie di prevenzione per evitare di ammalarsi. Le sperimentazioni sull’uomo dovrebbero iniziare nel 2018 e se tutto andrà bene il vaccino potrà essere messo in commercio tra 3-5 anni. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Nature.

Nel mondo vi sono oltre 25 milioni di persone malate di Alzheimer, i farmaci attualmente a disposizione inducono lo sviluppo di anticorpi che non sono in grado di eliminare efficacemente le proteine che distruggono i neuroni.

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