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Epatite C: come è cambiata radicalmente la cura in questi ultimi anni

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Steatosi epatica

L’epatite C si caratterizza per una infiammazione del fegato di origine virale. Il virus HCV che ne è causa, è stato identificato soltanto nel 1989. Prima di allora questa infezione ancora sconosciuta si era definita come non A e non B. Si trasmette attraverso il contatto con il sangue, ed anche altri liquidi biologici ad esempio il latte materno, lo sperma e le secrezioni vaginali. In particolare il virus può essere trasmesso con rapporti non protetti di natura vaginale, anale e orale con una persona infettata dal virus. Altri mezzi di trasmissione del virus: la condivisione di lamette da barba, forbici da unghie, spazzolini usati da persone infette, il contatto accidentale con sangue infetto, evenienza che riguarda in particolare gli operatori sanitari, oppure  tatuaggi e piercing realizzati con materiale non perfettamente sterile. Solo in casi rari può essere trasmessa dalla madre infetta al bambino, soprattutto nelle donne che sono coinfettate col virus dell’Hiv. Il padre invece non trasmette il virus dell’epatite al nascituro con l’atto procreativo. Il sangue per le trasfiusoni viene sottoposto ad analisi per l’individuazione del virus HCv, pertanto una modalità di contagio con sangue trasfuso è altamente improbabaile.

Epatite C: meccanismo dell’infezione ed evoluzione

Il virus dell’epatite C attacca il fegato andando ad attivare il sistema immunitario, che però nella maggior parte dei casi non è in grado di eradicare l’ìnfezione, che pertanto evolve spesso in maniera silente anche per anni senza dare alcun segno di sè. In particolare solo il 20% dei soggetti infettati è in grado di eliminare il virus attraverso la risposta del sistema immunitario, nel restante 70-80% dei casi invece l’infezione tende a cronicizzare. Il virus determina la morte delle cellule del fegato, l’organismo per far fronte a questo danno produce un tessuto di cicatrizzazione che però a lungo andare va quasi a sostituirsi del tutto alla parte sana del fegato. Questo processo può portare alla cirrosi epatica. Esistono due fasi dell’epatite C. Una acuta quando l’organismo viene a contatto con l’agente patogeno da cui cerca di liberarsi con gli anticorpi del sistema immunitario. In questa fase pertanto possono comparire i sintomi che indicano questa infezione epatica, quali debolezza, stanchezza cronica, calo del desidero sessuale, inappetenza, dolori articolari e muscolari e nausea e quella cronica in cui l’infezione è silente e quindi non dando sintomi non è possibile fare una diagnosi per iniziare subito la cura. Per oltre un decennio l’epatite c è stata curata con interferone più ribavirina, terapia non priva però di effetti collaterali piuttosto consistenti.

Epatite C: nuove cure

Negli ultimi anni però il trattamento dell’epatite c si può dire che sia stato del tutto rivoluzionato grazie all’introduzione degli antivirali ad azione diretta. Questi farmaci hanno portato a tassi di guarigione prossimi al 100% permettendo il trattamento di tutti i pazienti anche con complicazioni, quali la cirrosi. L’interferone oggi non si usa più, mentre l’impiego della ribavirina è sempre più limitato solo a determinate tipologie di casi. Tra i farmaci più noti di recente introduzione ricordiamo il Sofosbuvir. Inoltre si attendono a breve nuove combinazioni per migliorare ulteriormente la terapia di questa malattia infettiva.

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