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Virus del Nilo: cos’è e come si trasmette

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Zanzara animale più mortale al mondo
Immagine di repertorio
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Zanzara animale più mortale al mondo

Il virus del Nilo si trasmette attraverso la puntura di una zanzara, in particolare della specie Culex. Questi insetti cibandosi col sangue di uccelli infetti, possono a loro volta trasmettere il virus tramite puntura. L’infezione non si trasmette invece per contatto da persona a persona. In realtà oltre agli esseri umani, possono esserne infettati anche altri mammiferi, e i cavalli.

Virus del Nilo: quando si è diffuso

Il virus si chiama così perché è stato identificato per la prima volta in Uganda nel 1937, nella regione del Nilo occidentale. Da quando il virus è arrivato a New York nel 1999, ha preso a diffondersi molto rapidamente anche nel resto degli Stati Uniti. Contemporaneamente si è assistito alla sua diffusione anche in Europa. Nel 2004 invece in Ungheria si è sviluppata una variante del virus chiamata WNV-2 che è diventata la principale responsabile delle infezioni in Europa. L’incubazione dal momento della puntura di una zanzara infetta varia dai 2 ai 14 giorni o anche di 21 per chi ha un sistema immunitario compromesso.

Febbre West Nile: sintomi

La maggior parte delle persone infettate non maanifesta alcun sintomo, nel 20% dei casi invece i sintomi sono piuttosto generici quali, mal di testa, nausea, febbre, vomito, presenza di linfonodi ingrossati e sfoghi cutanei. Negli anziani o comunque nelle persone debilitate la sintomatologia può presentarsi in forma npiù grave. I sintomi più severi si presentano invece in meno dell’1% delle persone che risultano infettate e consistono in febbre elevata, mal di testa molto forte, debolezza muscolare, disturbi visivi, tremore torpore e convulsioni fino a paralisi e coma. Solo in un caso su mille il virus trasmesso dalle zanzare può provocare una encefalite letale.

Virus del Nilo: diagnosi

La diagnosi si effettua con alcuni test di laboratorio che vengono effettuati su siero o su liquido cerebrospinale. In quest’ultimo caso si va alla ricerca degli anticorpi tipo IgM che possono rimanere nei soggetti affetti dal virus anche per la durata di un anno. Al momento non esiste un trattamento specifico per la febbre West Nile, in ogni caso nella maggior parte dei casi i sintomi regrediscono da soli dopo qualche giorno o al più tardi dopo qualche settimana. Nei casi più gravi si prevede invece il ricovero in ospedale per attenuare la sintomatologia con la somminstrazione di fluidi intravenosi e la respirazione assistita. Non esistendo un vaccino è quindi fondamentale quindi la prevenzione che consiste nel diminuire l’esposizione alle punture di questi insetti.

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