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Tutte le statistiche dei calciatori in panchina della Serie A

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Calciatori promossi e bocciati

Chi la scalda meglio, chi l’ha abbandonata, chi è tornato a sedersi. Alla scoperta dei segreti delle riserve del calcio italiano.

C’è un luogo magico nel mondo del calcio che è a metà strada tra il palco e la realtà, per citare la canzone di Ligabue. Non è il campo e non sono le tribune, non è la porta e nemmeno l’aria di rigore. È la magica panchina. Quella su cui si siedono i più scarsi, oppure i più forti che devono essere puniti. È quella su cui, dicono, ti fai le ossa, cresci, fai gruppo. Ma soprattutto, per chi ha vissuto il calcio nelle categorie minori, è quella gelata di inverno, quando ti svegli e fai trasferte di 40km senza giocare, oppure quella rovente di fine campionato, quando tra maggio e giugno sei ancora accomodato tra mister e massaggiatori.

Anche in Serie A la sostanza non cambia. Anzi ci sono degli affezionatissimi, come evidenzia un’analisi sui panchinari delle ultime due stagioni realizzata da Sports Bwin. Scopriamo insieme chi sono.

GLI AFFEZIONATI E LE PERCENTUALI PIU ALTE

Tra quelli che non lasciano mai la panchina, la palma del più fedele va a Gleison Bremer, difensore brasiliano classe 1997 in forza al Torino. Per lui una sola presenza in Serie A e un totale di 43 ore e 19 minuti complessivi a scaldare la panchina. Secondo posto per Andrea Ranocchia dell’inter, che insegue a 42 ore e 30 minuti, e poi Alex Ferrari della Sampdoria, Matteo Brighi all’Empoli, Andrea Bertolacci al Milan e Matteo Pessia all’Atalanta.

C’è però chi il campo proprio non l’ha mai visto. A guardare la percentuale di tempo trascorso in panchina notiamo come il migliore sia Andrea Bertolacci, che con il Milan ha collezionato 2430 minuti in panca, seguito da Ivan Lakicevic del Genoa, a quota 1890, Burruchaga del Chievo e Petar Micin dell’Udinese a quota 1800.

I TRADITORI E I BOCCIATI

In tutto questo però c’è chi la panchina l’ha abbandonata, chi getta via una lunga storia d’amore e abbandona la seggiola per scendere in campo. Andando a guardare la percentuale di panchina lo scorso anno e il minutaggio della stagione corrente, il migliore è senza dubbio Andersen della Sampdoria che aveva passato l’81% dei match seduto accanto a Giampaolo e invece quest’anno è titolare inamovibile. Grande metamorfosi anche per Rogerio del Sassuolo, che ha visto diminuire la sua percentuale di panchina del 60.5% e Milenkovic della Fiorentina, -56.3%. Tra le sorprese anche Stepinski al Chievo e Bentancur alla Juventus.

C’è anche chi il percorso lo fa al contrario: dal campo alla panchina. Il numero uno in questo senso è Federico Viviani, con il +81% rispetto lo scorso anno. I più grandi movimenti ci sono però a Milano, sponda nerazzurra, con Candreva e Miranda che hanno perso entrambi +55% di partite giocate. Segno meno anche per Donsah al Bologna e Barak all’Udinese.

UNA PANCHINA COSTOSA

Curioso è andare a vedere gli stipendi dei panchinari. Dividendo il salario del calciatore per il numero di minuti potenziali in una stagione e moltiplicato per il numero di minuti in panchina viene fuori, ad esempio, che Reina è costato al Milan 3 mln per stare seduto, Barzagli 2.7 mln alla Juventus, come Pastore alla Roma, autore di 1531 minuti di panchina.

Come tutti gli amori, insomma, anche questo ha un costo.

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