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Come comportarsi dopo un infarto?

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Infarto cuore come si cura
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Infarto cuore come si cura

L’infarto rappresenta sempre un evento traumatico per qualsiasi paziente. Al rientro a casa, se, come avviene nella maggior parte dei casi, la malattia è stata trattata con una angioplastica (l’apertura della coronaria malata) e con l’impianto di uno stent in coronaria (un dispositivo simile alla molletta che mantiene la puntina delle penne biro), il paziente ha ricevuto una ricetta con diversi farmaci: tra questi assume molta importanza la cosiddetta “doppia aggregazione”, ovvero la combinazione di due farmaci che hanno la funzione di mantenere ottimale il risultato ottenuto con la procedura invasiva e impedire la cosiddetta recidiva, ovvero il ripetersi dell’evento.

Si tratta di due farmaci la cui assunzione viene raccomandata per un anno, che, dovendo impedire la riformazione di un coagulo di sangue, hanno evidentemente anche effetti collaterali che possono predisporre più facilmente ad emorragie. Come comportarsi dunque in questi dodici mesi successivi?

E’ fondamentale evitare la sospensione di questi farmaci, pertanto rinviare eventuali procedure anche semplici, quali estrazioni dentarie, manovre interne sull’apparato genitale ecc, che ne richiederebbero la sospensione anche breve, mentre, soprattutto nei primi sei mesi, è forte il rischio trombotico anche a seguito della sospensione di una sola compressa.

L’altra raccomandazione è stare molto attenti ai traumi: una caduta con conseguente frattura, un incidente stradale anche senza conseguenze gravi, imporrebbe la sospensione di queste compresse. Evitare perciò motorino, bicicletta ecc.

Altri farmaci che vengono sempre prescritti sono i betabloccanti, gli ACE inibitori e le statine.

Senza addentrarci in dettagli troppo tecnici possiamo dire che i primi due hanno una funzione essenziale per impedire il cosiddetto “rimodellamento” del cuore. Questa, che potrebbe apparire una parola “positiva”, rappresenta invece una possibile evoluzione peggiorativa in quanto definisce l’espansione e la conseguente dilatazione di una parte del ventricolo sinistro del cuore che può costituire l’anticamera dello scompenso cardiaco. Per fortuna, da quando esistono questi farmaci, e soprattutto da quando si riesce, nella maggior parte dei casi, ad aggredire l’infarto quanto più presto è possibile, questa complicanza si è ridotta, pur persistendo tuttora in percentuale non ancora soddisfacente.

Un discorso a parte meritano le statine, i farmaci che agiscono sul colesterolo, per tutte le implicazioni che derivano dai loro possibile effetti collaterali ma anche dagli enormi vantaggi in termini di protezione del cuore. Ne riparleremo a proposito del colesterolo e della sua importanza.

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