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Prima o dopo i pasti?

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Aifa antibiotici ritirati

I liquidi accelerano il passaggio attraverso lo stomaco e quindi riducono l’intervallo di tempo fra l’assunzione del farmaco e la comparsa dei suoi effetti. I cibi solidi rallentano lo svuotamento gastrico e diminuiscono la velocità (e a volta anche la quota) di assorbimento di alcuni farmaci. Il fenomeno è più accentuato con cibi molto caldi, viscosi e ricchi di grassi. Un assorbimento rallentato non incide necessariamente sull’entità dell’effetto terapeutico: infatti, prima o poi il farmaco verrà assorbito e quindi la quantità totale che arriverà negli organi bersaglio sarà la stessa. La velocità di assorbimento diventa però importante quando è richiesta una tempestiva attenuazione dei sintomi come ad esempio quando si assume un analgesico per un dolore acuto (es. paracetamolo).

In generale assumere un farmaco a stomaco vuoto consente una più rapida comparsa dell’effetto atteso. Nel caso degli antiinfiammatori non steroidei tuttavia (es. ibuprofene, diclofenac, naproxene), è preferibile assumerli a stomaco pieno per ridurre la ben nota gastrolesività, ma occorre sapere che questo va a scapito della rapidità d’azione. Un compromesso accettabile potrebbe essere quello di assumere la prima dose a stomaco vuoto con molta acqua e le successive a stomaco pieno.

Tra gli ACE-inibitori, farmaci oggi molto utilizzati nell’insufficienza cardiaca e per abbassare la pressione, solo il capostipite, il captopril, deve essere assunto a stomaco vuoto. Quando si assumono questi farmaci tuttavia non si devono condire gli alimenti con i sostituti del sale che sono a base di potassio, per il rischio che questa sostanza raggiunga nel sangue concentrazioni pericolose. I pazienti che sono in trattamento con anticoagulanti orali devono prestare attenzione a non introdurre quantità elevate di alimenti particolarmente ricchi in vitamina K, perché questa vitamina antagonizza l’effetto del farmaco, riducendo la sua capacità di mantenere fluido il sangue. Fra questi alimenti rientrano i vegetali a foglia verde (cavoli, spinaci, lattuga, broccoli, cavolini di Bruxelles), i ceci, il fegato di maiale e di manzo.

L’accoppiata alcool-farmaci è imprevedibile e pericolosa. Andrebbe perciò sempre evitata. Questo suggerimento diventa un vero e proprio divieto quando si assumono farmaci che agiscono sul sistema nervoso centrale (es. tranquillanti, antidepressivi, antiistaminici) in quanto l’alcool ne potenzia gli effetti sedativi.

In questi ultimi anni numerosi studi hanno confermato che una delle sostanze contenute nel pompelmo (la naringina, che gli conferisce il tipico gusto amaro), è in grado di modificare l’attività di certi farmaci, interferendo con le sostanze (enzimi) che il nostro organismo usa per metabolizzarli (renderli cioè inattivi). La loro concentrazione nel sangue così supera quella prevista e così pure il loro effetto. Questa interazione riguarda ad esempio alcuni farmaci usati per il cuore e la pressione alta (quelli chiamati calcio-antagonisti, come la nifedipina, la felodipina, l’amlodipina).

Sarà bene quindi non utilizzare mai il succo di pompelmo per assumere i farmaci.

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