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Alzheimer: le cause di questa patologia neurodegenerativa

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Alzheimer privazione sonno

Le cause dell’Alzheimer a tutt’oggi risultano ancora sconosciute, tuttavia si ritiene che l’età possa rappresentare il principale fattore di rischio: in particolare secondo i dati Istat, l’Alzheimer colpisce oltre il 10% delle persone con un’età compresa tra i 65 e i 75 anni, e ha un’incidenza superiore al 40% negli ultranovantenni. Nel nostro paese sono 600mila le persone affette da questa demenza. L’organizzazione Mondiale della Sanità stima che le persone che si ammaleranno di questa patologia neurodegenerativa saranno 100 milioni entro il 2050, rispetto ai 36 milioni attuali. Il 99% dei casi di Alzheimer è sporadico, ovvero riguarda persone che non presentano altri casi in famiglia. Insomma nella maggior parte dei casi non vi è un’origine genetica.

Tuttavia riguardo ai fattori di rischio che si ipotizzano per quanto riguarda la forma sporadica di questa demenza progressiva e non quella su base genetica, si ritiene che siano da annoverare l’ipertensione, l’obesità, il colesterolo alto, che sono sintomi anche di altre patologie, e i traumi cranici, ma sarebbero da considerare anche fattori di natura genetica, quali alcune varianti del gene della sortilina ed anche una particolare forma della apolipoproteina. Pertanto è indirizzo condiviso dai medici che riducendo questi fattori, sia anche possibile diminuire il rischio stesso di contrarre questa patologia neurodegenerativa. Se è pur vero che l’etiologia di questa malattia rimane sconosciuta, è anche vero che molte ricerche condotte sull’uomo hanno dimostrato che vivere in un ambiente che sia stimolante dal punto di vista cognitivo ed anche socialmente, associato a uno stile di vita sano, contribuisce positivamente nel mantenere attive tutte le funzionalità cerebrali, specie dell’anziano.

In altri termini, possedere un titolo di studio elevato e svolgere una professione che richieda una  esercizio costante delle funzioni cognitive potrebbe prevenire l’insorgenza dell’Alzheimer in quanto andrebbe ad aumentare sia l’efficienza dei circuiti neuronali che la brain reserve, ovvero la capacità del cervello di attivare circuiti neuronali alternativi in caso di situazioni che lo richiedono.

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