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Faccio la TAC alle coronarie e sto tranquillo!

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cuore infarto trattamento uomini e donne

La TAC coronarica, o, per meglio dire la tomografia computerizzata(TC) della coronarie (la seconda lettera dell’acronimo va ormai abolita perchè l’esame non è più solo “assiale” ma”spaziale”, ma forse non è il caso di addentrarsi troppo tecnicamente…) è un’ indagine di livello superiore, assimilabile in tutto e per tutto alla forse più nota coronarografia, con l’unica (a volte sostanziale) differenza che non consente l’intervento diretto su eventuali lesioni delle arterie coronarie, ovvero l’angioplastica con il palloncino e l’inserimento dello stent, a fronte di una minore “invasività” (una iniezione endovenosa anzichè un catetere in arteria) e sicuramente minore durata e disagio per i pazienti. Con la TC coronarica si mettono in evidenza eventuali restringimenti delle arterie coronarie, potenziali responsabili di infarto.

E qui veniamo al punto: sembrerebbe facile pensare che un’indagine che mi consente di sapere se le mie coronarie hanno o no placche ostruenti sia la soluzione più rapida per conoscere le condizioni del mio cuore e predire (attenzione: non “prevenire”!) l’infarto.

Purtroppo le cose non stanno così, e questo perchè la sola esistenza di placche all’interno delle coronarie non necessariamente implica un futuro da infartuato: ai tempi della guerra del Vietnam, che durò dal 1955 al 1975, autopsie condotte sui giovanissimi militari che purtroppo ne furono vittime, dimostrarono la presenza di placche sulle coronarie di ventenni. Ciò significa che non è il dato anatomico, ovvero la presenza di placche, che condiziona l’evento infartuale, ma piuttosto, come oggi sappiamo, l’accumulo di fattori di rischio che fanno degenerare placche che possono esistere sulle coronarie già dall’età giovanile.

L’infarto si verifica come evento acuto quando una o più placche si rompono, pare anche per l’intervento di meccanismi infiammatori che possono scatenarsi improvvisamente con il concorso di fattori di rischio quali fumo, ipertensione arteriosa, colesterolo alto.

Perciò orientarsi direttamente verso esami di livello superiore potrebbe solo confondere le idee: se vogliamo conoscere la situazione clinica del nostro cuore esistono: 1) la visita cardiologica, che dovrà comprendere la presa d’atto dei fattori di rischio esistenti e la condizione clinica del paziente, ovviamente a cominciare dall’età, perchè più si va avanti con gli anni e più aumenta la possibilità di ammalarsi di cuore. 2) l’elettrocardiogramma. 3) L’ecocardiogramma, e, se ritenuto, ma solo alla fine di questo percorso, le indagini “semi-invasive” quali l’elettrocardiogramma da sforzo, la scintigrafia miocardica o l’ecocardiogramma da sforzo. Allora, e soltanto allora, alla fine di questo percorso, il cardiologo saprà decidere come e se proseguire ricorrendo alla TC coronarica o direttamente alla coronarografia, nell’ipotesi di arrivare anche ad un intervento terapeutico.

Non facciamoci perciò ammaliare dalle sirene degli esami più sofisticati che ritroviamo sul web che sono, fra l’altro, anche più costosi per la comunità, ma che potrebbero soprattutto farci imboccare un binario sbagliato: è più importante riflettere e correggere i nostri fattori di rischio che infilarsi direttamente nel tunnel della diagnostica!!

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