Da anni smartphone, computer e ora l’intelligenza artificiale sembrano spingere la scrittura a mano verso l’estinzione. Wired lo aveva proclamato senza mezzi termini: “La fine della scrittura a mano”. Ma è davvero così? Forse no.

Secondo esperti di pedagogia e neuroscienze, il gesto di scrivere con carta e matita non è un vezzo romantico: è un passaggio cognitivo essenziale per apprendere. Senza quell’allenamento, anche il pensiero rischia di diventare più fragile. Non è un caso se alcune delle nazioni che per prime hanno digitalizzato l’istruzione – come la Svezia – stanno tornando sui propri passi, reintroducendo quaderni e libri stampati.
Paradossalmente, a dare nuova linfa alla scrittura manuale è proprio l’avanzata dell’IA. In un’epoca in cui i testi possono essere generati da ChatGPT in pochi secondi, le università americane riscoprono i “blue book”, i quaderni per gli esami scritti a mano. Sempre più atenei chiedono agli studenti prove autentiche, “in presenza”, per distinguere l’umano dalla macchina. “Scrivere a mano, in tempo reale, potrebbe presto essere l’unico modo per dimostrare che non sei un robot”, scrive Wired.
Certo, il predominio del digitale è innegabile. Le e-mail hanno soppiantato le lettere, i post-it hanno perso terreno davanti alle note sullo smartphone. Eppure, i dati raccontano altro: studi dell’OCSE dimostrano che prendere appunti a mano migliora la comprensione e la memoria rispetto alla digitazione. Scrivere con la penna attiva aree cerebrali che non si attivano toccando uno schermo.
La Cina conosce bene il problema: il fenomeno è noto come “amnesia dei caratteri”. I giovani, affidandosi alla tastiera, dimenticano come tracciare gli ideogrammi. Per questo il Ministero dell’Istruzione ha imposto più ore di calligrafia. Non serve guardare così lontano: in Europa, dopo la pandemia e due anni di didattica a distanza, molti educatori spingono per un ritorno all’analogico, convinti che le basi cognitive passino ancora per carta e penna.
Prima di condannare “i ragazzi di oggi”, forse dovremmo chiederci: quando è stata l’ultima volta che noi adulti abbiamo scritto a mano più di una lista della spesa? Forse non stiamo assistendo alla fine della scrittura, ma a una sua trasformazione. E, chissà, il prossimo blackout tecnologico potrebbe riportarci tutti, almeno per un po’, all’antica bellezza di un foglio bianco e di una penna.








