
Un nuovo agente patogeno sta attirando l’attenzione in Europa e alimentando il dibattito sui social media. Si tratta di un’ondata di infezioni da adenovirus, attualmente particolarmente diffusa nel Regno Unito, mentre l’Italia risulta per ora solo marginalmente interessata.
Negli ultimi mesi, diversi Paesi europei stanno affrontando più ondate infettive contemporanee. Accanto a coronavirus e influenza stagionale, l’adenovirus sta causando numerosi casi caratterizzati da sintomi atipici o difficili da ricondurre ai virus più comuni. Molti pazienti, infatti, riferiscono di essere risultati negativi ai test per Covid-19 e influenza, scoprendo solo successivamente che l’origine dei disturbi era legata agli adenovirus.
Nel Regno Unito si registra un aumento significativo dei casi, tanto che alcuni esperti parlano di uno “scenario complesso”, più che di una vera emergenza legata al singolo virus. A destare preoccupazione, infatti, non è tanto la pericolosità dell’adenovirus in sé, quanto la pressione complessiva sul sistema sanitario, già impegnato a fronteggiare anche il virus influenzale H3N2 (sottotipo K).
Gli adenovirus sono noti da tempo, circolano tutto l’anno e sono altamente contagiosi. Possono colpire diverse parti dell’organismo, causando un’ampia varietà di sintomi: congiuntivite, raffreddore, tosse, febbre, mal di gola e mal di testa, ma anche disturbi gastrointestinali come diarrea e vomito. In alcuni casi possono essere interessati anche reni e apparato digerente.
Come sottolinea Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, nella maggior parte dei casi non si tratta di un’infezione grave. Tuttavia, l’adenovirus può risultare più impegnativo per neonati, anziani e persone con patologie pregresse. Inoltre, i tempi di recupero possono essere più lunghi: secondo gli specialisti del Manchester University NHS Foundation Trust, l’infezione tende a risolversi spontaneamente, ma può durare dalle sei alle otto settimane.
In Italia, al momento, l’adenovirus riveste un ruolo secondario. La situazione epidemiologica continua a essere dominata da coronavirus, RSV e virus dell’influenza A, senza segnali di un aumento significativo dei casi legati a questo patogeno.








