Nuovo allarme dall’Agenzia federale tedesca per l’ambiente sulle creme solari

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Creme solari

Creme solari

Tracce di un plastificante potenzialmente pericoloso, collegato ad alcuni filtri UV presenti nelle creme solari, sono state rilevate nelle urine della quasi totalità dei bambini e adolescenti analizzati in Germania. A lanciare l’allerta è stata l’Agenzia federale tedesca per l’ambiente (UBA), che già due anni fa aveva segnalato il problema.

Secondo i dati più recenti, nel 92% dei 259 campioni di urina raccolti tra aprile e luglio 2025 in soggetti tra i 6 e i 17 anni è stata individuata la sostanza MnHexP, prodotto di degradazione del plastificante di-n-esilftalato (DnHexP). Quest’ultimo è considerato nocivo per la riproduzione e non è autorizzato per l’uso nell’Unione europea.

I primi riscontri risalgono al 2024, quando l’UBA aveva segnalato campioni contaminati. Parallelamente, anche l’Agenzia statale per la natura, l’ambiente e il clima della Renania Settentrionale-Vestfalia aveva individuato la sostanza in bambini in età prescolare. Inizialmente le autorità non riuscivano a spiegare l’origine della contaminazione. Le analisi successive hanno però evidenziato un possibile collegamento con alcuni filtri UV utilizzati nelle creme solari.

In particolare, il DnHexP può formarsi come impurità durante la produzione del filtro UV dietilamminoidrossibenzoilesil benzoato (DHHB), ampiamente impiegato nei prodotti solari. Pur non essendo autorizzato come ingrediente, il plastificante può dunque essere presente in tracce come sottoprodotto del processo produttivo.

L’Unione europea ha previsto un inasprimento dei limiti massimi consentiti di DnHexP nei prodotti contenenti DHHB, ma le nuove norme entreranno in vigore solo da gennaio 2027. Nel frattempo, gli esperti invitano alla cautela ma senza allarmismi: l’uso della protezione solare resta fondamentale per prevenire il rischio di tumori cutanei.

Come sottolineato da Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, solo due dei giovani partecipanti allo studio hanno superato il valore di riferimento fissato dall’UBA a 60 microgrammi per litro di urina, registrando concentrazioni rispettivamente di 83 e 107 microgrammi per litro. Un dato che, pur circoscritto, riaccende il dibattito sulla sicurezza dei filtri solari e sulla necessità di controlli più stringenti lungo la filiera produttiva.