Il navigatore lo manda nel Tamigi: furgone Amazon inghiottito dalla marea sulla “Broomway”

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Southend (Regno Unito) – Ha seguito il percorso più rapido suggerito dal navigatore e si è ritrovato nel fango dell’estuario del Tamigi, con la marea in rapido aumento. Protagonista dell’episodio un corriere di Amazon, finito con il furgone sulla storica e pericolosissima “Broomway”, un antico sentiero costiero noto da secoli per la sua pericolosità.

L’autista stava tentando di consegnare un pacco a Foulness Island, a est di Londra. Il sistema di navigazione aziendale lo avrebbe indirizzato lungo la “Broomway”, una lingua di terra lunga circa sei miglia che emerge solo con la bassa marea e che scompare rapidamente sotto l’acqua quando il livello del Tamigi risale.

Le mappe online mostrano chiaramente il tracciato che corre parallelo alla costa, ma l’algoritmo, nella ricerca del percorso più veloce, avrebbe suggerito proprio quella rotta. Il conducente ha seguito le indicazioni digitali senza accorgersi del pericolo imminente, fino a rimanere impantanato nel fango mentre l’acqua iniziava a salire.

Secondo il portale locale Your Southend, si tratterebbe della seconda volta in una sola settimana che un corriere finisce lungo lo stesso percorso. I residenti conoscono bene i rischi della “Broomway”, considerata uno dei sentieri più pericolosi della Gran Bretagna: secondo registri ecclesiastici storici, almeno cento persone avrebbero perso la vita lungo quel tratto nei secoli passati.

La via risale a un’epoca precedente alle strade moderne, quando contadini e commercianti la utilizzavano per raggiungere l’isola. Oggi è soggetta alle maree e può essere invasa dall’acqua in pochi minuti; inoltre, la nebbia può calare improvvisamente, rendendo l’orientamento quasi impossibile. L’area appartiene al Ministero della Difesa ed è accessibile solo in assenza di esercitazioni militari.

Quando i soccorsi sono stati allertati, l’autista era già sceso dal mezzo e aveva contattato il datore di lavoro. Il furgone, rimasto bloccato nel fango, è stato infine recuperato nel pomeriggio grazie all’intervento di un agricoltore locale incaricato dall’azienda.

«Poteva andare molto peggio», osserva Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”. L’episodio riaccende il dibattito sull’affidamento cieco ai sistemi di navigazione: quando l’errore digitale si traduce in un rischio reale, la tecnologia smette di essere una guida e diventa un pericolo.