Scoperta la più grande colonia di coralli del mondo: lunga come un campo da calcio

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Puglia barriera corallina

Una scoperta straordinaria arriva dalla Grande Barriera Corallina, al largo della costa australiana: una madre e una figlia hanno individuato quella che è stata definita la più grande colonia di coralli mai registrata e mappata al mondo.

Puglia barriera corallina

La gigantesca formazione appartiene alla specie Pavona clavus e si estende su una superficie di circa 3,9 acri (3.973 metri quadrati). Con una lunghezza di 111 metri, l’enorme colonia raggiunge dimensioni paragonabili a quelle di un campo da calcio, rendendola una delle strutture coralline più imponenti mai documentate.

La scoperta è avvenuta alla fine del 2025 grazie a Sophie Kalkowski‑Pope, coordinatrice delle operazioni marine dell’organizzazione ambientalista Citizens of the Reef, insieme a sua madre Jan Pope, subacquea esperta e fotografa subacquea.

È stata Kalkowski-Pope a individuare per prima la formazione corallina durante un’immersione. Una settimana dopo è tornata nello stesso punto con la madre e con l’attrezzatura necessaria per effettuare le misurazioni.

«Non appena mi sono immersa ho capito subito l’importanza di ciò che stavamo osservando», ha raccontato la ricercatrice. La colonia, dalla caratteristica forma a “J”, è talmente vasta che – ha spiegato – sono stati necessari tre minuti di nuoto per attraversarla da un’estremità all’altra.

Le misurazioni effettuate sott’acqua sono state successivamente confermate grazie a immagini ad alta risoluzione realizzate da piattaforme galleggianti. I dati raccolti hanno permesso di creare un modello tridimensionale, che servirà agli scienziati per monitorare l’evoluzione della colonia e valutare eventuali cambiamenti negli anni futuri.

Per evitare possibili danneggiamenti, la posizione esatta del sito non è stata resa pubblica, ha precisato Citizens of the Reef.

La scoperta arriva in un momento particolarmente delicato per l’ecosistema corallino. Dal 2024, sottolinea Giovanni D’Agata, presidente dello Sportello dei Diritti, la Grande Barriera Corallina ha registrato le perdite più gravi da quando sono iniziate le rilevazioni scientifiche, circa quarant’anni fa.

I coralli vivono infatti grazie alla simbiosi con microalghe unicellulari chiamate zooxantelle, che danno loro colore e nutrimento. Quando la temperatura dell’acqua aumenta troppo, queste alghe abbandonano la colonia provocando il cosiddetto sbiancamento dei coralli, che assumono un aspetto bianco e spettrale. Se le zooxantelle non tornano rapidamente, l’intera colonia può morire.

Secondo la veterinaria Diana D’Agata, esperta di fauna marina nel Regno Unito, il fenomeno non riguarda soltanto l’Australia. L’organizzazione internazionale International Coral Reef Initiative ha infatti segnalato che oltre quattro quinti delle barriere coralline del pianeta sono oggi sottoposte a forte stress termico, con il rischio concreto di danni irreversibili.

La gigantesca colonia di Pavona clavus potrebbe essere sopravvissuta proprio grazie alla sua posizione: l’area è caratterizzata da forti correnti di marea e risulta meno esposta ai cicloni tropicali rispetto ad altre zone della Grande Barriera Corallina. Una condizione che potrebbe aver contribuito a proteggerla, permettendole di crescere fino a dimensioni eccezionali.