Sempre più giovani parlano con l’intelligenza artificiale quando si sentono soli: il nuovo fenomeno che preoccupa gli esperti

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C’è una nuova abitudine che si sta diffondendo rapidamente tra adolescenti e giovani adulti: confidarsi con l’intelligenza artificiale invece che con altre persone.

Sempre più ragazzi utilizzano chatbot e assistenti virtuali non soltanto per studiare o cercare informazioni, ma anche per parlare delle proprie emozioni, chiedere consigli sentimentali o affrontare momenti di ansia e solitudine. Secondo recenti ricerche, una parte crescente di giovani considera ormai questi sistemi “più facili da capire” rispetto agli esseri umani.

Il fenomeno sta attirando l’attenzione di psicologi ed esperti digitali in tutta Europa. Alcuni studi mostrano che molti adolescenti parlano quotidianamente con chatbot basati su intelligenza artificiale, arrivando a condividere pensieri personali che non racconterebbero neppure ad amici o familiari.

Dietro questa trasformazione ci sarebbe una combinazione di fattori: isolamento sociale, dipendenza da smartphone, difficoltà relazionali e la sensazione di vivere in una realtà sempre più filtrata dagli schermi. In Italia il tema della dipendenza digitale è ormai considerato un’emergenza crescente, soprattutto tra i più giovani.

Molti ragazzi spiegano di sentirsi meno giudicati parlando con una macchina. L’intelligenza artificiale è sempre disponibile, risponde subito e non interrompe mai la conversazione. Per alcuni diventa quasi una presenza costante nelle giornate.

Ma proprio questo aspetto preoccupa gli esperti. Alcuni ricercatori avvertono che il rischio è sostituire gradualmente le relazioni reali con interazioni artificiali, riducendo la capacità di affrontare il confronto umano, le emozioni autentiche e persino il silenzio.

Intanto cresce anche il fenomeno opposto: giovani che cercano di disconnettersi dai social, tornare agli incontri dal vivo e recuperare una vita meno dipendente dagli algoritmi. Una sorta di ribellione silenziosa all’iperconnessione permanente.

La domanda, però, resta aperta: stiamo usando l’intelligenza artificiale come semplice strumento… oppure stiamo iniziando lentamente a usarla per riempire la solitudine?