I funghi che aiutano a far piovere: la scoperta che potrebbe rivoluzionare la “semina delle nuvole”

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Meteo pioggia

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I funghi spuntano spesso dopo la pioggia, ma potrebbero avere anche un ruolo nel farla cadere. Una recente ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Science Advances suggerisce infatti che alcune specie fungine siano in grado di favorire la formazione delle precipitazioni grazie a particolari proteine capaci di stimolare la nascita dei cristalli di ghiaccio nelle nuvole.

Il fenomeno riguarda le nuvole caratterizzate da temperature inferiori allo zero. In queste condizioni, la pioggia si forma inizialmente sotto forma di ghiaccio che, attraversando strati d’aria più caldi, si scioglie e raggiunge il suolo come precipitazione liquida. Perché ciò avvenga, però, l’acqua necessita di particelle che fungano da nucleo attorno al quale possano svilupparsi i cristalli di ghiaccio, in un processo noto come nucleazione.

Finora l’attenzione degli scienziati si era concentrata soprattutto su polveri atmosferiche e batteri. Tra questi, il Pseudomonas syringae, microrganismo molto diffuso sulle piante, è noto per produrre una proteina che favorisce la formazione del ghiaccio. Questa caratteristica, tuttavia, può causare danni alle colture agricole aumentando il rischio di gelate.

Gli studiosi della Virginia Tech University hanno scoperto che alcuni funghi appartenenti alla famiglia delle Mortierellaceae avrebbero acquisito in passato proprio i geni responsabili di questa funzione dai batteri, sviluppando nel tempo una propria versione della proteina. Secondo il coautore dello studio, Boris A. Vinatzer, il trasferimento di geni dai batteri ai funghi è un fenomeno possibile ma relativamente raro.

La proteina prodotta dai funghi presenta caratteristiche particolarmente interessanti: è più piccola rispetto a quella batterica, facilmente solubile in acqua e non legata alle membrane cellulari. Proprietà che potrebbero renderla particolarmente efficace nei processi atmosferici.

Resta ancora da chiarire quanto questi organismi contribuiscano realmente alla formazione delle precipitazioni in natura. Gli autori dello studio ritengono che il loro ruolo possa essere stato finora sottovalutato, ma sottolineano la necessità di ulteriori ricerche per confermare questa ipotesi.

Le possibili applicazioni pratiche della scoperta sono però già evidenti. Le proteine fungine potrebbero infatti essere impiegate nelle tecniche di cloud seeding, la cosiddetta “semina delle nuvole”, utilizzata per favorire artificialmente la pioggia. Attualmente questo procedimento si basa spesso sull’impiego di sostanze chimiche come lo ioduro d’argento; l’utilizzo di proteine di origine biologica potrebbe rappresentare un’alternativa più sostenibile e meno impattante sull’ambiente.

Come osserva Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, la produzione artificiale di precipitazioni rimane comunque un intervento umano sui processi atmosferici. Tuttavia, l’impiego di soluzioni ispirate ai meccanismi naturali potrebbe contribuire a rendere queste tecnologie più sicure e compatibili con l’ambiente, aprendo nuove prospettive nella gestione delle risorse idriche e nella lotta alla siccità.