L’intelligenza artificiale leggerà i vostri messaggi su WhatsApp»: la bufala che sta allarmando milioni di utenti

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Whatsapp nuova funzionalità contro fake news

Whatsapp nuova funzionalità contro fake news

Da giorni sta circolando su WhatsApp una catena di Sant’Antonio che sfrutta una delle parole più discusse del momento: intelligenza artificiale. Il messaggio sostiene che, «a partire da oggi», l’IA sarebbe stata attivata sull’app e sarebbe in grado di leggere conversazioni private, visualizzare numeri di telefono e accedere ai dati personali degli utenti. In realtà si tratta di una notizia falsa.

WhatsApp continua infatti a utilizzare la crittografia end-to-end, sia nelle chat individuali sia nelle conversazioni di gruppo. Questo significa che i contenuti scambiati possono essere letti esclusivamente dai partecipanti alla chat. Né WhatsApp né Meta AI hanno accesso, per impostazione predefinita, ai messaggi privati degli utenti.

Le stesse pagine di assistenza ufficiali precisano che messaggi, note vocali, foto e documenti condivisi restano protetti e non possono essere consultati dall’azienda. Allo stesso modo, non è previsto alcun accesso automatico ai numeri di telefono salvati nella rubrica o ai dati presenti sul dispositivo.

La catena virale invita inoltre gli amministratori dei gruppi ad attivare con urgenza una presunta protezione chiamata «privacy avanzata», sostenendo che, in caso contrario, l’intelligenza artificiale potrebbe monitorare le conversazioni. Anche questa affermazione è fuorviante.

La funzione, nota come «maggiore privacy della chat», esiste realmente, ma serve semplicemente a limitare alcune operazioni all’interno delle conversazioni. Ad esempio, può impedire l’esportazione delle chat, bloccare il salvataggio automatico di determinati contenuti multimediali e disattivare alcune funzionalità basate sull’intelligenza artificiale per quella specifica conversazione. Non rappresenta però una difesa contro alcuna minaccia legata alla lettura delle chat da parte dell’IA.

Le capacità di Meta AI, il chatbot integrato in WhatsApp, sono infatti molto più limitate di quanto lasci intendere la catena. L’assistente interviene soltanto quando viene chiamato esplicitamente dagli utenti, ad esempio tramite una domanda diretta, una richiesta di riepilogo o un messaggio che lo menzioni. In assenza di un’interazione volontaria, il chatbot resta inattivo e non analizza le conversazioni private.

Come osserva Giovanni D’Agata, presidente dello Sportello dei Diritti, non si tratta neppure di una bufala nuova. Versioni molto simili del messaggio circolano infatti già dall’estate del 2025 e vengono periodicamente riproposte con piccole modifiche.

Un dettaglio rivela la natura ingannevole della catena: l’espressione «da oggi», ripetuta senza indicare una data precisa. Una formula studiata per far apparire il messaggio sempre attuale e favorirne la diffusione, spingendo gli utenti a inoltrarlo ad amici, parenti e gruppi di contatto. Proprio l’invito finale a condividere l’avviso è uno dei segnali più tipici delle classiche catene virali che da anni popolano le piattaforme di messaggistica.