Loading...

Curare la dipendenza da cocaina con delle mini-scosse

0
435
cocaina
Loading...
Loading...

cocaina

Le dipendenze da sostanze stupefacenti sono in forte aumento, vuoi per contrastare lo stress da lavoro che ci vuole sempre più competivi a tutti i costi, vuoi anche solo per la curiosità, una trappola che coinvolge soprattutto i più giovani. Stando a uno studio-pilota attraverso la stimolazione magnetica transcranica sarebbe possibile eliminare la dipendenza da cocaina. In pratica l’utilizzo di impulsi magnetici mirati si è rivelato utile nel trattamento di pazienti dipendenti della sostanza. La ricerca è stata condotta in collaborazione con il team americano di Antonello Bonci, direttore scientifico del Nida (National institute on drug abuse), e realizzato al dipartimento di Neuroscienze dell’università di Padova, insieme all’Irccs San Camillo di Venezia. Lo studio ha coinvolto 32 volontari, di cui 16 sono stati subito trattati con rTms, altri 16 invece hanno assunto dei farmaci per affrontare i sintomi da astinenza. In particolare nei pazienti dipendenti dalla cocaina, la stimolazione è stata diretta alla corteccia dorsolaterale prefrontale, un’area del cervello coinvolta nei processi decisionali. Il primo gruppo dapprima ha ricevuto una stimolazione quotidiana di queste mini-scosse che è durata 5 giorni consecutivi, in seguito i pazienti del primo gruppo sono stati sottoposti al trattamento una volta a settiamana per tre settimane. Al termine della prima fase i pazienti del primo gruppo hanno continuato questo trattamento con le mini-scosse settimanalmente e lo stesso trattamento è stato avanzato anche a favore dei pazienti in cura farmacologica. La seconda fase della sperimentazione è durata 63 giorni. Per verificare il consumo di cocaina i partecipanti sono stati sottoposti all’analisi delle urine.

 

Riguardo ai risultati ottenuti il 69% (11 pazienti) del gruppo trattato con la stimolazione magnetica transcranica non ha avuto ricadute nell’uso di cocaina, contro appena il 19% (3 pazienti) dei soggetti trattati con farmaci. Lo studio è stato pubblicato su European Neuropsychopharmacology.

Loading...
Loading...