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Trapianto di cellule pancreatiche per curare il diabete di tipo I

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Trapianto fegato
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Trapianto

La scienza medica negli ultimi decenni ha compiuto passi da gigante, prova ne è sopratutto il campo dei trapianti. Non da ultimo all’ospedale Niguarda di Milano sono state trapiantate cellule del pancreas in un paziente diabetico. Si tratta del primo trapianto di questo tipo eseguito in Europa, il quarto nel mondo. L’operazione innovativa perfettamente riuscita è stata effettuata dagli specialisti della Chirurgia Generale e dei Trapianti, dell’ Anestesia e Rianimazione 2, della Diabetologia, della Nefrologia e della Terapia Tissutale su un paziente di 41 anni affetto da diabete di tipo I. La nuova procedura sperimentale è stata messa a punto dal Diabetes Research Institute, un centro di eccellenza diretto da Camillo Ricordi all’Università di Miami, dove sono stati seguiti i primi due casi al mondo. Questa la procedura che è stata seguita dai medici: le isole pancreatiche ottenute da un donatore sono sate inglobate in una sorta di impalcatura biologica che consente di combinare il plasma del paziente con la trombina. La mescolanza di tali elementi dà luogo a una sorta di gelatina, che aderisce all’omento e fa in modo che le celule pancreatiche non si stacchino da quella posizione. L’organismo quindi riassorbe gradualmente il gel lasciando però intatte le cellule ed intanto la formazione di nuovi vasi sanguigna ne favorisce l’ossigenazione. Con la tecnica tradizionale invece le cellule insulari vengono infuse nel fegato ma non sopravvivono in questo ambiente, a causa di una reazione infiammatoria che ne compromette il funzionamento. Insomma si apre una nuova prospettiva di cura del diabete di tipo I. Attualmente non esistendo una vera e propria cura i pazienti devono sempre ricorrere ad iniezioni di insulina nel momento del bisogno. Stando invece a una ricerca condotta dalla York University in Canada i dolcificanti se da un lato limitano l’introito delle calorie, d’altro canto pare che possano aumentare il richio di sviluppare il diabete di tipo 2. Stando invece ai dati diffusi dall’Oms in occasione della Giornata Mondiale sul diabete il 7 aprile scorso nel mondo sono ben 415 milioni le persone affette dal diabete e stando alle ultime stime si calcola che entro il 2040 ne saranno colpite  640 mlioni. Ed ancora solo nel nostro Paese negli ultimi 30 anni l’incidenza della patologia è raddoppiata e ne sono ammalati circa 3,5 milioni di italiani. Entro il 2030 potrebbe diventare la settima causa di morte a livello mondiale. Secondo l’Oms molto incide la mancanza di attività fisica regolare, continua e costante. L’inattività fisica viene ritenuta infatti responsabile di un  milione di decessi.

 

Tuttavia a fronte di questi dati allarmistici è anche vero che il diabete può essere prevenuto: in tal senso bastano appena 150 minuti a settimana di attività fisica di tipo aerobico, a intensità moderata, che va praticata dagli adulti, anziani compresi, per conseguire dei benefici tangibili sulla salute. Il diabete può prevenirsi anche a tavola seguendo una dieta che privilegi alimenti quali frutta e verdura rispetto ai cibi grassi quali insaccati e formaggi. D’altronde l’obiettivo dichiarato dell’Oms è di diminuire del 30% il numero dei morti da diabete entro il 2030.

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