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Posa per un selfie vicino un precipizio: 21enne muore in Arizona

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selfie selfite mania
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selfie selfite mania

Un 21enne muore mentre posa per una foto sul bordo del sentiero della montagna lungo l’Apache Junction in Arizona. Il corpo di Richard Jacobson, è stato trovato da un altro escursionista vicino a Flatiron Peak al Lost Dutchman State Park il 24 gennaio, dopo essere scivolato mentre tentava di scattare una fotografia vicino al bordo del sentiero. “È scivolato ed è caduto”, ha dichiarato il sergente dell’ufficio dello sceriffo della contea di Pinal, Doug Peoble. “Posso dirvi che durante la nostra indagine non c’erano segni di lotta. Nessun segno di uso di droghe di sorta. È stato solo un tragico incidente”. L’altro escursionista, un amico di Jacobson, ha detto che il corpo è stato trovato a 215 metri sotto il loro campeggio. “Come puoi immaginare, era molto sconvolto. Era piuttosto sconvolto emotivamente “, ha aggiunto il sergente Peoble. Secondo il sito web dell’escursionista, ci sono stati diversi smottamenti nella zona e un recensore ha scritto che il sentiero “non è per i deboli di cuore”. Il giovane aveva naturalmente deciso di immortalare il momento e posare, con le spalle al ciglio del sentiero, il tempo per una foto ricordo. Un passaggio banale che si è rivelato fatale.

Il 21enne escursionista ha infatti chiaramente indietreggiato troppo e si è pericolosamente avvicinato al vuoto prima di scivolare e precipitare giù per la montagna. Nonostante il rapido intervento sul posto, i servizi di emergenza non hanno potuto fare nulla per rianimarlo. La morte è stata dichiarata sul posto. Resta inteso che il Dipartimento di Pubblica Sicurezza dell’Arizona ha inviato un elicottero per assistere con i soccorsi notturni.

La selfie-mania: un totem della modernità

I selfie di per sè non sono causa di una malattia, ma una sorta di segno o sintomo se vogliamo, attraverso cui può manifestarsi. Gli adolescenti infatti al giorno di oggi utilizzano gli smartphone e i selfie come canali per costruire la loro identità.

Per gli psicologi questo fenomeno potrebbe dividersi in tre stadi. Si ha una selfite acuta quando ogni scatto finisce puntualmente sui social. Questa ossessione è invece cronica quando ci si pone a favore di telecamera 24 ore su 24 e le foto vengono postate più di 6 volte al giorno. La fase borderline si ha invece quando ci si scatta almeno tre foto al giorno ma non si ha la necessità di condividerle sui social. Inoltre gli psicologi di questo studio che è stato pubblicato sulla rivista medica International Journal of Mental Health and Addiction, hanno anche messo a punto un test che consente di autodiagnosticarsi la selfite con 20 domande. Potremmo dire quindi che al giorno d’oggi l’ossessione per l’immagine e per l’estetica ha trovato nel selfie, un punto d’incontro perfetto con la tecnologia.

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