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Salute: dispositivo per combattere il dolore cronico

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Per dolore cronico intendiamo un dolore che persiste nel paziente più a lungo del corso naturale della guarigione associata a un particolare tipo di danno o di malattia. Si stima che questa patologia colpisca più di un quarto della popolazione italiana adulta. Le vittime del dolore cronico hanno, in genere, tra i 40 e i 50 anni e nel 56% dei casi sono donne. Si tratta di una patologia che solo nel nostro Paese colpisce 4 milioni di pazienti. Il dolore cronico, pertanto, non può considerarsi un sintomo, ma va considerata una vera e propria malattia che richiede una terapia antalgica specifica.

Importanti novità per la terapia del dolore cronico arrivano da una ricerca tutta italiana. All’Ospedale Santa Chiara, a Pisa, è stato iniettato un microchip sotto pelle per combattere il dolore cronico. Questa tecnica innovativa può rivelarsi utile per i pazienti affetti da dolore cronico che non rispondono ad alcuna terapia. Il dispositivo è costituito da un microfilo di circa 1mm di diametro e della lunghezza di circa 10 cm. Il microchip all’interno dell’apparecchio è in grado di decodificare i comandi trasmessi all’esterno mediante una connessione wireless e di ritradurli in segnali elettrici da trasmettere a muscoli e a nervi. Il vantaggio nell’utilizzare questi dispositivi, resi possibili dai progressi sempre più importanti realizzati nell’ambito delle biotecnologie, consistono, grazie alla connessione wireless, nel poter essere impiantati senza la necessità di fili di connessione e batterie interne, come invece è necessario nel caso dell’utilizzo dei tradizionali neuro stimolatori.

Vantaggi derivano anche dal fatto che per i microstimolatori iniettabili il posizionamento avviene senza ricorrere a procedure chirurgiche invasive, riducendosi in tal modo anche le complicanze post operatorie. Inoltre questa metodica innovativa offre una possibilità in più per quei pazienti affetti da dolore cronico che a causa di numerosi fattori di rischio, non potrebbero beneficiare dell’intervento chirurgico standard per il posizionamento di un neurostimolatore di tipo tradizionale.

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