
Cittadinanzattiva, nell’Indagine civica ‘Colesterolo, una questione di famiglia’, presentata a Roma, è emerso che una predisposizione alla formazione del colesterolo cattivo può avere una
base genetica. Per circa 250mila italianiil colesterolo non sarebbe dovuto a abitudini poco salutari quali una
alimentazione non adeguata quanto invece a questione legata ai
geni. Si tratta della cosidetta
ipercolesterolemia familiare che riceve una diagnosi corretta solo per l’1% della popolazione su 250mila italiani circa che ne sono affetti, mentre in Olanda si arriva al 71% delle diagnosi e in Norvegia nel 43%. Alla base vi sarebbe quindi una
base genetica che fa sì che l’organismo non riesca a eliminare il colesterolo “cattivo” (LDL). D’altronde una colesterolemia elevata è uno dei maggiori fattori di
rischio cardiovascolare. Dall’indagine emerge anche che nei casi in cui viene effettuata una diagnosi correttamente cominciano i problemi legati alla cura: oltre un paziente su 3 ha difficoltà nel trovare uno specialista e il 23% a cui è stata fatta la
diagnosi di colesterolemia non ha ricevuto una terapia adeguata. Problemi vi sono anche nel caso i cui la patologia riguardi i bambini. il 12,9% dei genitori ha denunciato che l’esenzione non offre la copertura di tutti gli esami di cui il figlio ha bisogno.
Sebbene quindi il colesterolo abbia anche una base genetica che può favorirne la comparsa, ciò non va ad invalidare che uno stile di vita sano, ad esempio seguire un alimentazione corretta privilegiando frutta e verdura che si accompagni alla pratica di un’attività sportiva, è fondamentale nel tenere sotto i controllo i fattori di rischio, anche perché oltre ai geni bisogna tener conto sempre anche dell’ambiente.