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La sindrome del bambino scosso: quali danni può comportare

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Sindrome bambino scosso
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Sindrome bambino scosso

Il pianto per un bambino piccolo è l’unico strumento che ha a sua disposizione per comunicare con gli adulti. In particolare per un bambino tra i 4 e i 6 mesi è l’unica modalità comunicativa che ha a sua disposizione col mondo degli adulti. Tuttavia nel caso in cui l’adulto si esaspera e lo afferra per il torace scuotendolo anche per pochi secondi, commette una vera e propria forma di maltrattamento ai danni del bambino che viene definita “sindrome del bambino scosso”. Lo scuotimento può produrre un trauma sull’encefalo e successive sequele neurologiche. In alcuni casi il bambino muore. Nell’immediato se un bambinio viene scosso violentemente per una ventina di secondi possono manifestarsi questi effetti: vomito, inappetenza, difficoltà di suzione o deglutizione, irritabilità e, nei casi più gravi, convulsioni e alterazioni della coscienza, fino all’arresto cardiorespiratorio. Tutavia vi possono essere effetti anche a lungo terminre che si ripercuotono nell’età adulta compromettendone lo sviluppo, quali difficoltà di apprendimento, cecità, disturbi dell’udito o della parola, epilessia, disabilità fisica o cognitiva.

 

In questo senso Mauro Stronati, presidente della Società Italiana di Neonatologia afferma l’importanza della prevenzione attraverso l’educazione: “Una corretta e completa informazione ai genitori e alle famiglieè quindi importante affinché un gesto, a volte inconsapevole o addirittura benevolo, non si trasformi in un grave danno per il neonato“.

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