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Malaria: solo un ricordo in Europa, flagello quotidiano in Africa

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Zanzara Tigre
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Zanzara Tigre

La malaria in Italia venne debellata nel 1970 grazie al DDT che è stato poi successivamente ritirato dal mercato, in quanto ritenuto cancerogeno. D’altronde la malaria rimane una malattia endemica che causa la morte ancora di molte persone, soprattutto bambini, il cui sistema immunitario non riesce a contrastare efficacemente questa infezione. Intanto l’OMS si è dato come obiettivo di ridurre i casi di malaria del 71% nel 2015 tra i bambini sotto i 5 anni in Africa. Obiettivo in parte raggiunto in quanto stando agli ultimi dati, i casi sono stati ridotti del 75% in 57 paesi dove la malattia è diffusa. Questa diminuzione della mortalità è stata raggiunta principalmente grazie all’impiego delle zanzariere da letto impregnate di insetticida e e l’uso dello spray anti-zanzare. Tuttavia solo l’anno scorso vi sono stati 214 milioni di nuovi casi di malaria e oltre 400mila morti. Il nuovo obiettivo dell’OMS in collaborazione col Global Technical Strategy for Malaria 2016-2030 è di eradicare la malaria da altri 35 paesi e di ridurre il numero di morti e di nuovi casi del 90%. Per raggiungere questo obietivo si stimano che siano necessari investimenti nella misura di 8,7 miliardi di USD. Il plasmodium della malaria infetta la zanzara Anopheles gambiae che a sua volta la trasmette all’uomo con una puntura. Sul fronte della ricerca uno studio condotto dall’Imperial College di Londra potrebbe porre le basi per l’eradicazione di questa malattia grazie all’utilizzo delle zanzare ogm, ovvero modificate geneticamente. In pratica alcune zanzare di sesso maschile sono state modificate geneticamente in maniera tale da trasportare un gene in grado di trasmettere la sterilità alle femmine, ovvero in grado di interrompere quindi la produzione delle uova. Questi geni in grado di provocare la sterilità saranno modificati con la speciale tecnica denominata CRISPR/Cas9 che consente di effettuare dei “tagli” di alcune parti specifiche di Dna. Negli esperimenti effettuati questo gene per l’infertilità è stato trasmesso a oltre il 90% della prole, sia a esemplari maschi che femmine. Tuttavia come spiegato dai ricercatori ci sono ancora molti passi da fare e la tecnica potrebbe diventare operativa non prima di una decina d’anni.

 

Annibale Raglio, Responsabile Controllo Infezioni Ospedaliere, ASST Papa Giovanni XXIII, Bergamo e Coordinatore Comitato di Studio della Parassitologia dell’Amcliha spiegato che: “Noi italiani, come tutti gli europei, rischiamo la malaria solo quando ci rechiamo in zone a rischio per vacanza o per lavoro o per attivita’ di volontariato. E’ fondamentale rivolgersi ai centri specializzati e seguire le indicazioni date da siti internet del nostro ISS o dell’Oms o dei Center for Diseases Control degli Stati Uniti d’America“.

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