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Tumori: la figura del coaching medico che mette al centro il malato e non la malattia

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Ricevere una diagnosi di cancro può risultare senza dubbio destabilizzante. Ognuno di noi può avere le reazioni più svariate di primo acchito sulla base del proprio carattere. Di fronte a una malattia così grave possiamo sentirci indifesi ed è per questo che anche in Italia si sta facendo sempre più strada la figura del coaching medico. Ma di cosa si tratta più nello specifico? A spiegarlo è Giovanna Ferrante, presidente di Fondazione Renata Quattropani Onlus: “È a partire da queste premesse che è nato il primo servizio di medical coaching italiano. Un metodo innovativo dedicato ai pazienti onco-ematologici cronici e ai loro familiari, studiato per aiutarli a gestire le difficoltà pratiche e relazionali dovute alla malattia cronica”. Difatti l giorno d’oggi si tende maggiormente a guarire dal cancro e laddove la guarigione non è possibile, la malattia oncologica può diventare cronica. In particolare sempre Giovanna Ferrante spiega che: “L’obiettivo è quello di fare in modo che malati e parenti riescano a trovare un equilibrio duraturo e sostenibile, per incrementare il loro benessere e aiutarli a riprendere hobby, vita sociale e attività quotidiane. Il medical coach aiuta il paziente a rimettere al centro la vita, la sua specificità di persona, facendo passare in secondo piano lo status di malato”. Insomma bisogna prendere in considerazione il paziente nella sua individualità, definire degli obiettivi e approntare un piano d’azione per raggiungerli. Pertanto si pone l’accento non sulle terapie e quindi sugli aspetti medici, ma sugli ostacoli che nella vita quotidiana possono essere causati dalla malattia.

 

Quindi si ascolta il paziente per aiutarlo a superare le difficoltà, facendo in modo che possa sviluppare tutte le sue potenzialità e soprattutto una maggiore consapevolezza di se stesso.

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