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Vino rosso prima di andare a dormire fa perdere peso: ecco perché

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Vino rosso

Stando ai risultati di una ricerca condotta dall’Università di Alberta, bere un bicchiere di vino rosso prima di andare a dormire sarebbe utile per perdere peso. Jason Dyck, l’autore principale della ricerca, ha evidenziato che i benefici del vino rosso derivano dal resveratrolo, una sostanza che impedisce alle cellule di grasso di aumentare di densità. In pratica secondo il ricercatore si otterrebbero gli stessi effetti derivanti da un’ora di palestra. Tuttavia va specificato che per ottenere questi effetti il vino rosso andrebbe bevuto non ai pasti, ma prima di andare a dormire, perché in questo modo diminuirebbe il desiderio di spuntini fuori orari che costituiscono la principale causa dell’aumento del peso. In particolare in tal modo si potrebbe prevenire un aumento di peso del 70%. Tuttavia il vino non può certo sostituire la dieta e l’esercizio fisico che rimangono fondamentali per perdere i chili di troppo.

In realtà i risultati di questo studio non costituiscono una novità assoluta. Stando a una ricerca condotta  qualche anno fa dalla Washington State University, il resveratrolo potrebbe anche avere un effetto anti-obesità. Gli studiosi hanno individuato il meccanismo d’azione: in pratica favorirebbe la trasformazione del grasso bianco in eccesso in grasso bruno che ha proprio la funzione di bruciare quello bianco in calore. I ricercatori sono giunti a queste conclusioni dopo aver effettuato una sperimentazione sui topi a cui hanno fatto assumere una quantità di resveratrolo pari a circa trecentotrenta grammi di frutta consumata ogni giorno. I topi trattati col resveratrolo hanno perso il 40% del peso rispetto alle altre cavie che non sono state alimentate allo stesso modo. In pratica le proprietà anti-ossidanti di questa sostanza contenuta nel vino e nei frutti di biosco, secondo i ricercatori, deriverebbero dal fatto che il resveratrolo va ad aumentare l’espressione del gene che incrementa l’ossidazione dei grassi alimentari. La ricerca è stata pubblicata sull’International Journal of Obesity.

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