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L’Italia ha il minor tasso di pazienti Covid-19 in terapia intensiva d’Europa

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L’Italia ha il minor tasso di pazienti Covid-19 in terapia intensiva d’Europa. Il tasso di occupazione raggiunge l’8,5 per milione d’abitanti. Nessuno come noi nell’Europa occidentale. Tra i Paesi confinanti male Francia e Svizzera.

La settimana epidemiologica 28 agosto – 3 settembre segna l’inversione al ribasso della curva epidemica. I nuovi casi a livello nazionale sono stati 42.536 (-7,9% dai 46.209 del periodo precedente, 21-27 agosto ); media giornaliera 6.076 (da 6.601); rapporto positivi/tamponi totali: range 1,78% – 3,87% (in precedenza 2,28% – 4,11%); rapporto positivi/casi testati: range 7,87% – 14,49% (da 10,58% – 16,35%); ricoverati in area medica il 3 settembre, 4.164 (dai 4.114 del 27 agosto); terapie intensive il 3 settembre, 556 (dalle 511 del 27 agosto) con 316 nuovi ingressi nella settimana (278 la precedente). Il confronto con altre nazioni europee, secondo ai dati riportati oggi dal quotidiano svizzero-tedesco Tages-Anzeiger, trova conferma anche in quegli a livello europeo. La Svizzera è la triste capolista per quanto riguarda il tasso di ospedalizzazione di pazienti Covid-19 in Europa (Balcani esclusi) con 284 degenti nei reparti di terapia intensiva, raggiunge infatti il tasso di 34.8 persone in cure intense per milione di abitanti. Solo la Francia (33,7) e la Spagna (31,9) hanno un valore altrettanto alto, ma comunque inferiore, mentre Belgio, Gran Bretagna o Portogallo non raggiungono nemmeno la metà del tasso elvetico di occupazione. In Austria, i casi ogni milione di abitanti raggiungono il 12,5. In Germania sono l’11,5, mentre in Italia appena l’8,5 anche se nel nostro paese il virus, pur colpendo meno soggetti che in passato, ha incrementato la propria capacità diffusionale e contagia con alta efficienza i non vaccinati.

Le prossime settimane, in Italia, vedranno lo scontro diretto tra una tendenza nuovamente espansiva legata alla ripresa delle attività e della circolazione sul territorio, e una frenante legata al procedere della campagna vaccinale: il punto di svolta, con l’effettivo contenimento dei numeri del contagio, dovrebbe essere collocato intorno all’80% della popolazione totale vaccinata, non solo degli over 12, categoria che il virus non riconosce.

Il Tages-Anzeiger, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”. vede in una “copertura vaccinale relativamente modesta” e nelle “misure blande” le cause principali del maggior tasso di pazienti Covid-19 in terapia intensiva d’Europa. La quota di vaccinati elvetici, 58.28% con almeno una dose, è infatti di gran lunga inferiore alla media europea (64.7%). Il confronto con i paesi confinanti, poi, è ancora più impietoso. L’Italia vanta infatti un 72,4%, la Francia è al 72%, la Germania al 64.9% e l’Austria al 61%.

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