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Bersani, si toglie qualche sassolino nella scarpa nei confronti del Pd: “Il partito è isolato e inconsistente”

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Pier Luigi Bersani
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Pier Luigi Bersani

Pier Luigi Bersani va giù duro nel descrivere il momento difficile che a suo avviso sta attraversando il partito democrartico. L’ex segretario ha rilasciato una intervista alla rivista online di Pandora: “La crisi del Partito democratico cammina su due gambe. Isolamento e inconsistenza, due facce della stessa medaglia“. Ed ha aggiunto per chiarire il suo pensiero: “Serve una battaglia politica e bisogna ricomporre un dialogo con le parti sociali“. “Non essendo più il partito un luogo in cui si discute, fioriscono associazioni e simili. E’ fortissima l’esigenza di guardarsi in faccia e parlare. Non dico che si sia tornati alle caverne, ma insomma...”. Bersani poi critica questo atteggiamento di generale sfiducia verso la politica che ha prodotto solo demagogia e personaggi che hanno saputo cavalcarla conquistandosi il favore degli elettori: “Il discredito della politica  ha dato la stura ad una nuova fase in cui è cominciato un nuovo messaggio antipolitico, personalistico e demagogico: il berlusconismo ha conformato l’immaginario, riducendo la politica a demagogia, tifoseria o rabbia impotente. Questa fase, che ha comportato l’estrema personalizzazione e l’impronunciabilità della parola partito, ha generato fenomeni che hanno mescolato sempre politica ed antipolitica. Anche noi, io stesso, abbiamo dovuto concedere qualcosa a questo sentimento”. Così continua Bersani: “Le energie che si sono attivate vanno messe in rete. Dall’altro lato è necessario condurre una battaglia politica nei partiti, in cui i gruppi dirigenti devono preoccuparsi di affrontare una discussione larga e partecipata sul tema del partito stesso. Su come, cioè, i partiti si organizzano e trovano una funzione politica chiara e definita nella società italiana”. Insomma Bersani , lo si legge tra le righe, critica Renzi per aver fatto del pd una sorta di monade sempre più chiusa e isolata e autoreferenziale, poco aperta al dialogo con la società, decisionista ma poco “dmocratica” al suo interno. Bersani propone quindi di ripartire da alcune idee già portate avanti nel corso della sua segreteria nel 2009: “Dobbiamo creare dei collettivi stabili e radicati. E’ vero, io ho spinto fortemente in questa direzione durante la mia segreteria, ma non ho mai sentito di avere una maggioranza, all’interno del gruppo dirigente del mio partito, anche tra i dirigenti a me più vicini, su idee di radicamento del partito e di un collettivo nei territori. Nemmeno l’idea di regolare le primarie era condivisa“. Ed ancora: “Non dobbiamo sottovalutare quello che è successo nella mentalità del Paese e quanto sia ancora in salita l’idea di regolare un collettivo. La tendenza strutturale va verso un’ulteriore personalizzazione della politica. Personalmente ho misurato, con tutti i miei limiti, la difficoltà di questo progetto, ma credo che, pur essendo un lavoro di lunga lena, debba essere considerato ineludibile.

 

Tant’è che le nuove formazioni in giro per l’Europa, i 5stelle, Podemos, Syriza (pur molto diverse tra loro) cercano diuscire da meccanismi eccessivi di personalizzazione“.

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