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Le tigri dello zoo di Napoli lasciano le gabbie “lager” e si trasferiscono nella “Savana”: ma è giusto che vivano in cattività?

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Fine di un incubo per le tigri dello zoo di Napoli, costrette per 75 anni a vivere in uno spazio di appena 25 mq. Quelle gabbie “lager” sono state abbattute e sostituite da una zona verde di circa 3.500 mq di alberi, laghetti e terreni che più si avvicinano all’habitat naturale di questo maestoso felino. Il nuovo spazio si chiama “Savana”, ed è stato inaugurato da Francesco Emilio Borrelli che ha effettuato un sopralluogo con Luigi Esposito, docente del dipartimento di Medicina veterinaria e riproduzione animale, dell’Università Federico II di Napoli. In un primo momento le tigri, trasferite nel nuovo habitat, hanno mostrato un certo imbarazzo non trovandosi evidentemente a proprio agio. Ma poi, una volta preso confidenza con il nuovo terreno, hanno iniziato a muoversi con una certa disinvoltura. Dopo 75 anni passati in uno spazio strettissimo e disumano per animali della loro grandezza, almeno queste tigri potranno passare una “pensione” più agiata. Tuttavia bisogna fare una riflessione: è giusto che tigri o altri animali che vivono liberi e selvaggi siano catturati e costretti a vivere dietro le sbarre, per il divertimento degli esseri umani? Direi proprio di no.

 

Si potrebbe obiettare che molti di questi animali nascono in cattività, quindi non sentono il bisogno di libertà. Falso. L’istinto animalesco non può essere cancellato, magari resta sopito ma pur sempre vivo. Zoo e circhi dovrebbero essere chiusi, gli animali non sono fenomeni da baracconi per farci divertire, sono esseri viventi che hanno bisogno di vivere nel loro habitat naturale per essere felici.

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