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Maurizio “Batman” Sarri e Roberto “Due Facce” Mancini: è ora di gettare la maschera

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sarri mancini

Il film “Il cavaliere oscuro” ha come protagonisti due personaggi fondamentali: uno è Batman, il buono per eccellenza che mostra il suo lato oscuro, rischiando di superare i limiti dell’eroe per sconfinare in quelli di un semplice giustiziere della notte; l’altro è Harvey “Due facce” Dent, che si erge a paladino della giustizia, la faccia pulita della società, ma che in realtà rivela di essere ancora peggio di quel mondo torbido che invece intende combattere e sconfiggere. Una storia che per certi versi ricorda lo scontro Sarri-Mancini, di cui ormai si è detto tutto e il contrario di tutto. Mancini vuole passare come il paladino della giustizia, colui che si solleva contro le ingiustizie e le discriminazioni del mondo. Sarri è l’orco, l’omofobo, il razzista, il marcio del calcio. Ma la realtà è ben diversa da quella che si è voluta dipingere, soprattutto Mancini non è quello stinco di santo per cui vuole passare. Andiamo un po’ a scorrere la vita passata di Mancini, perché scavando nel suo armadio si trovano più scheletri che in un cimitero indiano.

Le contraddizioni di Mancini

Cominciamo col dire che Mancini proprio un angelo non lo è. In una vecchia intervista il compianto Boskov lodava il Mancio come giocatore, accusandolo però di avere un caratteraccio dal momento che apostrofava spesso e volentieri compagni e avversari con epiteti poco eleganti. Ma scavando ancora nel passato si scopre che Mancini sfiorò la rissa con Ferguson in un accesissimo derby di Manchester con Ferguson. A fine partita Mancini commentò così: “Cos’è successo con Ferguson? Ho detto al quarto uomo che era fallo per noi e non contro. Ferguson era nervoso e posso capirlo, ma ora è tutto dimenticato”. Cose da campo che possono e devono finire lì, chissà perché con Sarri la pensava diversamente. E cose da campo erano per Mancio anche gli insulti tra Vieira e Mihajlovic in un Lazio-Arsenal di qualche tempo fa. “Zingaro di m…”– disse Vieira- “Scimmia negra di m…”– rispose Mihajlovic. Il destino volle che i due si ritrovarono all’Inter, con Mancini allenatore, che candidamente ammise: “Sinisa e Vieira sono due ragazzi intelligenti, credo che possano superare le tensioni e finirla. Nel corso di una partita l’agonismo esasperato può portare a momenti di tensione e di grande nervosismo. Credo che anche qualche insulto ci possa stare. L’importante è che tutto finisca lì”. Ma le contraddizioni del nostro non finiscono qui. In un Inter-Napoli di qualche tempo fa apparvero i soliti striscioni contornati dai consueti cori razzisti antinapoletani, derubricati da Mancini come semplici sfottò: “Era solo uno sfottò, come ce ne sono ogni domenica su tutti i campi. Non è stato bello leggere certe scritte, ma non si è trattato di una cosa così grave”. Bontà sua, i cori razzisti sono sfottò, ma se qualcuno lo chiama “finocchio” è un razzista che non può stare nel calcio. Delle due l’una: o Mancini usa un linguaggio diverso, una sorta di “neolingua” citata da George Orwell nel libro “1984” comprensibile solo a pochi, oppure l’allenatore nerazzurro è caduto in palese contraddizione con se stesso.

Il clamoroso autogol di Mancini

Mancini, pur essendo stato un grande attaccante del calcio, ha compiuto forse il più grande autogol della sua carriera. Il Mancio, adiratosi per gli insulti di Sarri contro cui sta portando avanti una vera crociata, con lo stesso epiteto offese nel 2001 Alessio da Ronch, giornalista de La Gazzetta dello Sport. Ecco la ricostruzione del sito Firenzeviola.it: “Era la stagione 2001-02 e Mancini, nonostante non fosse in possesso del patentino di allenatore di prima categoria, venne ingaggiato dalla Fiorentina per sostituire Fatih Terim. Alla prima stagione Mancini riuscì a vincere la Coppa Italia nella doppia finale contro il Parma, ultimo trofeo vinto dalla Fiorentina, ma la stagione successiva non cominciò bene e iniziarano anche i primi malumori. In una conferenza stampa di vigilia, Roberto Mancini, ebbe un faccia a faccia piuttosto acceso con un collega e lo offese chiamandolo “frocio”, la situazione degenerò e i due non arrivarono alle mani soltanto grazie al tempestivo intervento degli altri colleghi lì presenti. La Fiorentina incappò poi in una serie di risultati negativi e anche per alcune tensioni tra lo stesso Mancini e la tifoseria viola, il tecnico a gennaio decise di dimettersi”. Più che un autogol una vera figuraccia quella di Mancini, rimasto incastrato tra gli ingranaggi della macchina del fango da lui stesso avviata.

Il momento di gettare la maschera

E allora, ritornando a Sarri “Batman” e Mancini “Due Facce”, ecco come da questa storia il tecnico nerazzurro ne esce davvero a pezzi. Sarri ha indubbiamente sbagliato, ha chiesto scusa e pagherà per il suo errore. Ma non meritava quella gogna mediatica a cui è stato sottoposto. Sarri forse non è un eroe, ma è sicuramente una persona pulita, schietta fino al midollo, con un linguaggio magari colorito e a volte anche scurrile, ma che vive il calcio per quello che è, uno sport, accettando nel bene e nel male tutto ciò che ci gira intorno. Mancini ha invece gettato la maschera: da un lato mostra il suo volto pulito, dall’altro mostra il suo lato peggiore, che si mischia con le brutture che ci sono in questo calcio, quello che nemmeno la sua immagine con i capelli sempre perfettamente ordinati e il suo abbigliamento in giacca e cravatta inappuntabile riuscirà a pulire.

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