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Semi femminizzati: cosa sono, pro e contro

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Negli ultimi anni, complici diversi cambiamenti normativi che hanno riguardato l’Italia e altri Paesi, è aumentato notevolmente il numero di coltivatori casalinghi di cannabis. Nel momento in cui si approccia a questo mondo, soprattutto se si parte da zero, è importante informarsi senza lasciare nulla al caso su tutte le tipologie di sementi. L’alternativa più popolare in assoluto è quella dei semi femminizzati. Cosa sono? Cosa si può dire in merito ai loro pro e ai loro contro? Scopriamo assieme le risposte a queste domande nelle prossime righe dell’articolo.

Semi femminizzati: di cosa si tratta?

Il nome, come si suol dire, è tutto un programma. Quando si parla dei semi femminizzati, infatti, è chiaro che si ha a che fare con semi di cannabis dai quali crescono solamente piante femmine. Numeri alla mano, a livello europeo la quasi totalità dei coltivatori professionisti – ma anche molti appassionati – ricorre a questi semi. Il motivo è legato al fatto che, quando si chiamano in causa le piante di sesso femminile, si inquadrano le uniche in grado di produrre cime. Ciò implica la possibilità di utilizzarle a livello commerciale.

I semi femminizzati rappresentano un’innovazione presente sul mercato da circa 30 anni. L’inizio della loro commercializzazione risale al principio degli anni ‘90. Prima di allora, la norma era l’utilizzo di semi regolari, con la conseguente necessità di procedere, una volta ottenuto il raccolto, all’eliminazione delle piante di sesso maschile. L’operazione in questione, in presenza di raccolti di dimensioni importanti, si rivelava particolarmente ostica e caratterizzata dal rischio di dimenticare qualche pianta di sesso maschile.

Esistono piante ermafrodite?

La risposta è sì, esistono anche piante di cannabis ermafrodite. Quando le si chiama in causa, è necessario ricordare la presenza sia dei semi, sia delle sacche polliniche.

I semi femminizzati possono essere autofiorenti?

Anche in questo caso, la risposta è affermativa. Le peculiarità autofiorenti sono fondamentali per quanto riguarda la rapidità di crescita e la mancanza di vincoli fotoperiodici.

Pro e contro

Chiarite le doverose premesse sopra citate, è possibile aprire la parentesi dei pro e dei contro dei semi femminizzati. Per quanto riguarda gli aspetti positivi, un doveroso cenno va dedicato al vantaggio economico. Da non dimenticare è altresì la possibilità, legata a filo doppio alla certezza quasi totale di ottenere piante di sesso femminile, di iniziare anticipatamente con il training.

Grazie a quest’ultima procedura, il breeder ha la possibilità di “manipolare” il percorso di crescita delle piante, rendendo la chioma più rigogliosa. Per dovere di completezza ricordiamo che la forma di training più celebre è il cosiddetto low stress training, che prevede il fatto di piegare verso il basso, legandoli assieme, i rami della pianta.

Proseguendo con l’elenco dei pro dei semi di cannabis femminizzati, non si può non prendere in considerazione la possibilità di considerarli una valida alternativa ai cloni. Questi ultimi, infatti, soprattutto da chi è alle primissime armi possono rivelarsi difficili da coltivare.

Cosa dire, invece, dei contro? Il principale riguarda l’impossibilità di utilizzarli nei programmi di produzione dei semi. Essendo pressoché nulla la possibilità di ottenere piante di sesso maschile, non è possibile parlare di procedure di fecondazione delle piante femmine. Il problema si bypassa facilmente in quanto, nella maggior parte dei casi, la produzione di semi non rappresenta un obiettivo di chi coltiva la cannabis a livello hobbistico a casa.

Concludiamo con un veloce focus sulle procedure di coltivazione. Nei casi in cui si procede indoor, è molto importante focalizzarsi sulla temperatura e sull’umidità. La prima non dovrebbe superare i 27°C. Per quanto riguarda le caratteristiche del terreno, non si può non citare l’utilità della lana di roccia. Quando la si chiama in causa, è necessario ricordare la sua efficacia per quanto riguarda la prevenzione della proliferazione batterica. Da non dimenticare è la capacità di supportare il processo di germinazione dei semi, ottimizzando il drenaggio.

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